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La mente vivificante contro l’irrazionalita’ distruttiva

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Nel diventare un ordinamento totalitario distruttivo, il capitalismo ha messo in discussione il modo moderno di pensare basato sull’apriorismo esistenziale e sulla corrispondente  idea di progresso. In questo contesto, vengono messi in discussione l’umanesimo che ha un carattere essenziale e la critica del capitalismo che parte da criteri essenziali. Distruggendo in modo sempre più intensivo la vita sulla Terra, il capitalismo ha abolito il relativismo ontologico che si fonda sulla certezza esistenziale. Ciò che veramente esiste, viene determinato dall’annientamento capitalistico della vita che ha carattere totalitario. Niente  è più non-essere, il che significa nullità essenziale, ma una  completa  e definitiva sparizione dell’umanità.

E’ necessario sviluppare un modo di pensare tale che renda possibile capire in maniera esatta la dominante tendenza dello sviluppo globale e che, sulla base dell’eredità umanistica, instauri un vasto movimento sociale che potrà impedire la distruzione del mondo. Dal punto di vista storico la mente ha acquisito l’autocoscienza dalla lotta dell’uomo per la libertà. Considerando che il capitalismo in modo sempre più drammatico minaccia la sopravvivenza del mondo vivente, la mente contemporanea può acquisire l’ autocoscienza dalla lotta del genere umano per la sopravvivenza. La critica al capitalismo basata sul relativismo essenziale deve essere sostituita dalla critica che parte dalle provocazioni esistenziali del capitalismo imposte al genere umano. Al posto della dominante irrazionalità distruttiva, che porta alla totale annichilazione, deve essere affermata una mente vivificante capace di creare un mondo umano.

La pratica vivificante come principio universale e totalizzante deve essere il punto di partenza nella lotta contro il capitalismo. Essa acquisisce un concreto significato storico nei confronti del capitalismo come ordinamento totalitario distruttivo e sulla base delle potenzialità vivificanti della natura e dell’essere umano. Pratica vivificante significa ravvivare le potenzialità vivificanti della materia, della natura vivente, dell’uomo, della storia, della società umana… Il risultato più importante della pratica vivificante deve essere la società come comunità di persone libere e creative, e la natura come totalità elaborata e vivificante. Il capitalismo non dà vita, bensì distrugge le potenzialità vivificanti della materia, della natura vivente, della storia… Esso ha strumentalizzato e degenerato le potenzialità vivificanti dell’essere umano: esse servono per creare un “mondo tecnico” nel quale non c’è posto né per la natura né per l’uomo.

La pratica vivificante umana implica la libertà, il che significa superamento della pura naturalezza mediante un attivo e variato rapporto verso la natura e mediante la creazione di un mondo nuovo. Le specifiche potenzialità vivificanti dell’uomo quale più alta forma nell’evoluzione della natura rappresentano un legame tra la natura e l’uomo e sono la base dell’evoluzione dell’uomo in quanto essere naturale peculiare. Trattasi della trasformazione dell’uomo da puro essere naturale in essere libertario. Mediante una elaborata pratica vivificante, l’essere umano si trasforma da essere generico in un essere vivificante emancipato che non riproduce solo la sua capacità vivificante, come succede nel mondo animale, ma plasma il proprio mondo. In questo senso, si deve fare differenza tra la pratica vivificante come creazione di pura vita e la pratica vivificante come creazione di un mondo umano. In altre parole, si deve fare la differenza tra il principio naturalistico di vitalizzazione e quello storico: l’essenza del principio naturalistico di vitalizzazione è il determinismo; l’essenza del principio storico di vitalizzazione è la libertà.

Le potenzialità vivificanti dell’uomo come essere naturale e umano possono essere realizzate nella natura solo in quanto insieme vivificante.  Il rapporto attivo dell’essere umano verso la natura offre la possibilità di superare la pura naturalezza se ciò implica la preservazione e lo sviluppo delle forze vivificanti della natura. Il principio vivificante è il cordone ombelicale che unisce l’essere umano alla natura trasformandoli in un insieme vivificante. La natura vivente non è mera materia, ma una materia formata mediante il processo vivificante dell’evoluzione, ed in questo senso è una materia specifica, e come tale è la base del mondo umano come universo specifico. Essa è organizzata come un tuttoorganico che sviluppa forme di vita superiori, il che significa che è caratterizzata da un attivismo vivificante. L’essere umano è la più alta forma vivificante nell’evoluzione della materia vivente mediante la quale la natura è diventata auto-consapevole e vivificante insieme. La pratica libertaria e creativa dell’uomo è quel potere che dà alla materia una dimensione storica, il che vuol dire che mediante essa un insensato movimento meccanico diventa un sensato movimento storico. L’ universale e creativo essere dell’uomo, che ha illimitate potenzialità auto-riproduttive rappresenta la base del principio vivificante umano. Ogni atto creativo apre nell’uomo un nuovo spazio creativo e così ad infinitum. Il diventare dell’uomo un essere storico auto-consapevole, vale a dire un essere del futuro, rappresenta il risultato più importante della realizzazione delle potenzialità vivificanti della natura, e la capacità di plasmare il futuro rappresenta la più autentica espressione della forza vivificante della società umana.

Il capitalismo in quanto ordinamento totalitario distruttivo non annichilisce soltanto la storia, ma anche l’evoluzione degli esseri viventi, il che innanzitutto vuol dire l’evoluzione dell’essere umano come forma più sviluppata della vita sulla Terra. Si tratta di una mutazione capitalisticamente condizionata dell’uomo che lo riduce alla sua degenerazione come essere naturale, creativo e sociale. Il capitalismo annienta le potenzialità vivificanti dell’essere umano condizionate dalla natura e dalla storia, lo riduce ad una materia tecnicamente organizzata, e riduce la società umana ad un formicaio meccanico.  In questo modo, vengono degenerate ed annientate le potenzialità vivificanti della materia vivente accumulate nel gene umano nel corso di più di tre miliardi di anni di evoluzione del mondo vivente, come anche le capacità creative dell’essere umano che sono il prodotto dello sviluppo storico e che possono realizzarsi soltanto dentro una società come comunità naturale umanizzata. In essenza, il capitalismo svaluta e abolisce l’uomo come essere umano e naturale. La tesi sempre più diffusa secondo cui “l’umanità tradizionale” sarebbe superata e che debba svilupparsi la razza dei cyborgs indica che l’uomo come essere umano e naturale è diventato un ostacolo per il capitalismo, e come tale inutile.

Il ponte che l’essere umano ha costruito durante la sua esistenza storica, che lo porta verso il futuro, ha già cominciato a crollare. Il meccanismo capitalistico di propaganda cerca di impedire all’essere umano di diventare consapevole di questo processo. Ancora peggio, la vita degenerata in modo capitalistico plasma una coscienza di tipo tale da impedire agli esseri umani di capire la natura del pericolo che sovrasta l’umanità. Il capitalismo impone un modo di pensare che non permette all’uomo di cercare risposte a domande che sono di vitale importanza per la sua sopravvivenza e libertà. Allo stesso tempo, il crollo economico del capitalismo, che direttamente espone a pericolo la vita di un sempre più alto numero di esseri umani, marginalizza domande dalle quali dipende l’esistenza dell’umanità e relativizza la loro drammaticità. Che importanza ha la distruzione di boschi e lo sciogliersi di ghiacciai per un uomo che con la sua famiglia sta morendo in povertà? La cosa più fatale è che la sfida esistenziale imposta dal capitalismo all’umanità sta in totale contraddizione con la natura dell’uomo plasmato dal capitalismo. Costui è un piccolo borghese che non sente alcuna responsabilità per l’esistenza del mondo e per il quale la questione della sopravvivenza dell’umanità si riduce alla questione della sopravvivenza personale. La reazione spontanea del piccolo borghese atomizzato alla sempre più reale possibilità di una distruzione globale non è di prevenire la distruzione del mondo, ma di trovare rifugio per sé stesso. Questo a maggior ragione in quanto la preservazione del ponte rappresenta una sfida che supera di gran lunga forze individuali umane e l’uomo come individuo solitario si sente inerme davanti all’imminente cataclisma. Il compito più importante della mente vivificante è quello di indicare l’importanza esistenziale della socialità e di contribuire in questo modo ad accrescere il bisogno dell’essere umano per il suo prossimo. Senza una emancipata e combattiva socialità l’essere umano è condannato ad una solitaria disperazione che lo porta alla morte.

 

Translated from Serbian by Mirjana Jovanović

Italian translation supervisor Andrea Martocchia

 

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