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Una risposta a Noam Chomsky

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www.resistenze.org – popoli resistenti – serbia – 26-06-07

da Serbian network

 

Una risposta a Noam Chomsky

di Ljubodrag Simonovic

Maggio 2007

 

Il Signor Chomsky merita rispetto per la sua coraggiosa resistenza nei confronti della politica imperialista americana. Sfortunatamente, nell’intervista sul quotidiano di Belgrado “Politika” del 7 e 8 Maggio, Chomsky vede come ultima soluzione alla crisi nei Balcani la realizzazione della politica di Washington.

Alla domanda “Cosa vede come soluzione realistica allo status finale del Kosovo e quanto essa differisce da ciò che gli Stati Uniti sostengono oggi?” Chomsky risponde: «Già da molto tempo mi sembra che l’unica soluzione realistica allo status finale del Kosovo sia veramente quella proposta dall’ex presidente della Serbia (Dobrica Cosic), penso del 1993, che è una specie di “partizione” dei Serbi. Sono rimasti pochi Serbi, ma le regioni che sono sempre state Serbe devono far parte della Serbia, il resto può essere “indipendente”, come si dice, che vuol dire integrato all’Albania. Non vedo semplicemente nessun’altra soluzione ancora oggi».

L’idea di Chomsky non è nuova. Questo è un “modello” per il Kosovo, che durante la Seconda Guerra Mondiale fu realizzato dai fascisti Italiani e Tedeschi. A proposito del riferimento a Dobrica Cosic, l’ex Presidente della Yugoslavia, esso costituisce, nella realtà dei fatti, un alibi molto complesso, alla luce delle motivazioni che stavano dietro al sostegno di Cosic nei confronti della divisione del Kosovo. La posizione di Chomsky è esattamente identica a quella della classe dirigente americana.

Ciò significa che Chomsky non parla di una soluzione giusta e negoziata per il problema del Kosovo, ma di una “soluzione realistica”, Qual è realmente la base del “realismo” di Chomsky? Prima di tutto il fatto che gli Albanesi sono la maggioranza in Kosovo e che essi non vogliono vivere in Serbia. Sarebbe veramente “realistico” il “realismo” di Chomsky se l’America non si nascondesse dietro agli Albanesi?

In quel caso non avrebbe forse applicato un altro tipo di realismo, e cioè che gli Albanesi rappresentano circa il 15% della popolazione della Serbia e che i Serbi, che sono la maggioranza, non vogliono che il Kosovo si separi dalla Serbia? La “soluzione realistica” di Chomsky è fondata, di fatto, sui risultati della pulizia etnica nei confronti dei Serbi e degli altri non-Albanesi (circa 300.000), portata avanti dai gruppi terroristici Albanesi che, anche secondo Chomsky, furono organizzati e armati dagli Stati Uniti, come anche la colonizzazione in Kosovo di centinaia di migliaia di Albanesi provenienti dall’Albania.

Cosa succederebbe se il principio della “autodeterminazione” fosse applicato per risolvere il problema delle minoranze etniche nei paesi europei?

Secondo Chomsky, sarebbe una “soluzione realistica” il distacco della Macedonia occidentale e la sua annessione all’Albania? Oppure l’annessione da parte della Grecia di quelle parti dell’Albania in cui i Greci sono la maggioranza? Oppure l’annessione da parte dei Turchi di quelle parti della Bulgaria e della Grecia dove rappresentano la maggioranza? Oppure l’annessione da parte dell’Ungheria di quelle parti della Romania, della Serbia e della Slovacchia dove essi sono la maggioranza della popolazione?

E a proposito dell’Abkhazia, del Sud Ossezia, del Nagorno-Karabach, eccetera?

E la Catalogna, i Paesi Baschi, la Corsica, il Sud Tirolo, le parti della Turchia dove i Curdi sono la maggioranza, oppure la Crimea e altre parti dell’Ucraina popolate dai Russi, come anche gli Stati baltici con una maggioranza di popolazione russa?

Chomsky offre agli Albanesi del Kosovo come minoranza nazionale il diritto di formare uno Stato proprio e di essere annessi all’Albania. E cosa possiamo dire allora del diritto dei Serbi e dei Croati in Bosnia ed Erzegovina, dove non sono minoranze nazionali, ma popoli costitutivi, dove sta il loro diritto di decidere della loro indipendenza?

Il problema è se Chomsky è consapevole che la sua concezione “realistica”, di fatto, dà legittimità al principio della pulizia etnica apertamente sostenuta dall’amministrazione americana. La concezione di Chomsky, indipendentemente dai reali motivi del suo autore, rappresenta un invito ad una rottura violenta degli Stati multietnici. Questo cosa significherebbe per la Serbia dove vivono 24 nazionalità? In pratica, tutte le zone di confine della Serbia diventerebbero regioni in cui in cui potrebbero essere provocati conflitti etnici con lo scopo di realizzare poi un’annessione con gli Stati confinanti. In effetti, esistono già provocazioni in quelle parti del paese abitate da Musulmani (Sangiaccato) e da Ungheresi (Voivodina).

Come può la secessione di quella parte del paese che rappresenta la fondazione dello Stato Serbo e della coscienza nazionale di un popolo essere accettato “pacificamente”dai Serbi? I serbi sono consapevoli che i veri occupanti del Kosovo non sono gli Albanesi, ma gli Americani. Chomsky non menziona la presenza in Kosovo di Camp “Bond-Steel”, che è la più grande base militare americana in Europa. E questa è, di fatto, la principale ragione per cui gli Americani stanno cercando di staccare il Kosovo dalla Serbia e di annetterlo all’Albania.

Gli Americani stanno cercando di trasformare i Balcani e gli stati dell’Est europeo in un corridoio militare per isolare l’Europa dalla Russia e per impedire all’Europa di raggiungere il Medio Oriente. La “Grande Albania” diventerebbe il punto strategico principale nel piano americano di mettere radici sul territorio europeo.

Nella sua intervista Chomsky “ha dimenticato” di menzionare il fatto che la ragione fondamentale per il bombardamento della Yugoslavia fu il rifiuto di Milosevic di firmare il documento a Rambouillet, nel quale gli Americani chiedevano il dispiegamento in Yugoslavia di più di 30.000 soldati NATO. Di fatto, essi chiesero a Milosevic di sottoscrivere l’occupazione del suo paese.

Rispondendo alla domanda: “Perché gli Usa cominciarono quella guerra?”, Chomsky fa riferimento al libro di John Norris che dichiara: “la vera causa della guerra non ha niente a che vedere con gli Albanesi del Kosovo, la vera causa fu che la Serbia non effettuava le riforme sociali e di mercato richieste, che significava che era l’unico angolo d’Europa che rifiutava di accettare i programmi neo-liberisti dettati dagli Stati Uniti e questo doveva essere fermato”.

Nella stessa intervista Chomsky dice che Milosevic “avrebbe dovuto essere rovesciato, e probabilmente lo sarebbe stato, nei primi anni ’90, con i voti albanesi.” Chomsky vede nei gruppi politici che in Serbia hanno fatto da “cavallo di Troia” per gli Stati Uniti e che hanno ricevuto centinaia di migliaia di dollari dagli Usa per rovesciare Milosevic, e nei separatisti albanesi, le forze che avrebbero rovesciato Milosevic.

Come si può combattere la politica criminale degli Stati Uniti nei Balcani, e, allo tesso tempo, sostenere le forze politiche che portano avanti gli interessi americani nei Balcani?

Qual’è l’opinione di Chomsky su Milosevic? Chomsky pensa che Milosevic “ha commesso molti crimini”, “che non è una persona buona”, “che è una persona terribile, ma che le accuse contro di lui non avrebbero mai potuto essere dimostrate”. Alla domanda “Sei un simpatizzante di Milosevic?” Chomsky risponde: “No, egli era terribile…certamente non avrei mai cenato con lui o parlato con lui. Si meritava di essere condannato per i suoi crimini, ma il suo processo non è stato eseguito in modo equo. Esso era una farsa ed ora sono contenti che sia morto”.

Per quali crimini avrebbe dovuto essere stato processato Milosevic e perché avrebbe dovuto essere rovesciato all’inizio degli anni novanta?

L’uomo che introdusse il sistema multi-partitico e che portò avanti una Costituzione secondo la quale il cittadino e non la nazione sono la base per la formazione politica della società, cosa che fu fortemente combattuta dalle forze che Chomsky sostiene.

Chomsky non da’ una risposta concreta alla domanda ricorrente.

Fondamentalmente, Chomsky non ha una visione politica dei Balcani che possa dare a questi paesi la possibilità di preservare la loro indipendenza, senza la quale la storia delle “libertà democratiche” è solo una farsa. Questa è la ragione per cui Chomsky ha teorizzato un’opposizione “democratica” che avrebbe dovuto rovesciare Milosevic, qualcosa che non è mai realmente esistita.

Madeleine Albright ha detto molte volte che la Yugoslavia è stata bombardata con lo scopo di portare al potere coloro che avrebbero sostenuto la politica Americana nei Balcani. Questa è la vera opposizione che cercò di rovesciare Milosevic e che andò al potere il 5 Ottobre del 2000 e che trasformò la Serbia e il Montenegro in una colonia Americana.

Nella “democrazia” che l’occidente ha imposto alla Serbia con l’aggressione militare, più del 50% della popolazione abile al lavoro è disoccupata; più del 65% dei giovani sotto i 30 anni è senza lavoro; il salario medio è al di sotto dei 300 euro al mese; circa l’80% delle persone impiegate nel settore privato non hanno tutele sociali, solo a Belgrado ci sono più di 80.000 tossicodipendenti; oggi gli studenti pagano tasse dieci volte più alte rispetto ai tempi di Milosevic; nel processo di forzata privatizzazione quasi tutte le più importanti fabbriche, miniere, risorse idriche e altre proprietà pubbliche sono state vendute per pochi soldi alle compagnie occidentali o alle mafie locali; il prodotto interno lordo è sceso al di sotto dei livelli raggiunti anche nei momenti delle più severe sanzioni economiche ed embarghi; non vi è mai stato un numero così alto come oggi di giovani che emigrano fuori del paese; le testate giornalistiche e televisive critiche verso l’Occidente sono state chiuse, ogni giorno le persone che non si adeguano alle politiche dominanti stanno perdendo il loro lavoro, ogni giorno le banche vengono rapinate, i lavoratori delle poste uccisi, la gente muore nelle lotte di mafia…

La Serbia è diventata una società “democratica”, secondo gli standard occidentali.

Che a Chomsky piaccia o meno, Slobodan Milosevic era ed è ancora un simbolo della lotta per la libertà del popolo Serbo. Non è un caso che alla sua cerimonia funebre a Belgrado e a Pozarevac fossero presenti molte più persone di quante si trovarono il 5 ottobre del 2000.

Uno degli slogan era “Il Kosovo è La Serbia!”. Questa è la realtà sulla quale dobbiamo insistere se vogliamo la pace nei Balcani. 

Traduzione dall’inglese per resistenze.org a cura del Forum Belgrado Italia

 

 

                                                  

 

La crisi Ucraina – Il vaso di pandora e’ aperto

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“La verità è totalità”. E’ il concetto di Hegel sul quale si basa la sua dialettica. Questo atteggiamento offre la possibilità di comprendere la natura della crisi in Ucraina in modo giusto.

In sostanza, la crisi in Ucraina è uno degli aspetti con cui si presenta la crisi esistenziale del mondo contemporaneo basato sul Nuovo ordine mondiale americano. La natura di questo ordinamento condiziona il rapporto dell’Occidente nei confronti della Russia e, in tale contesto, il rapporto dell’Occidente nei confronti dell’Ucraina e dei cittadini ucraini. I

E’ stata l’America a provocare la crisi nell’Ucraina per poter poi imporre un modo di “risolverla” che le darà la possibilità di realizzare i suoi interessi strategici nei confronti della Russia e dell’Europa. Il vero scopo della “soluzione” della crisi nell’Ucraina da parte dell’America è di provocare una crisi sul continente europeo per indebolire sia la Russia che gli stati guida d’Europa, da cui la posizione americana verrebbe rinforzata militarmente ed economicamente. Creare un corridoio militare intorno alla Russia ed isolarla dall’Europa e, contemporaneamente, integrare l’Europa nel sistema economico americano sono due punti strategici che direttamente condizionano il modo in cui l’America cerca di “risolvere” la crisi nell’Ucraina. Mentre la Russia si adopera per una Ucraina come ponte di cooperazione tra l’Europa e la stessa Russia, l’America si sforza di fare dell’Ucraina un muro insormontabile tra la Russia e l’Europa.

Quanto ai rapporti economici, non è in questione in quale proporzione è lo scambio economico tra la Russia e l’Europa oggi, ma si tratta di eccezionali possibilità per lo sviluppo della collaborazione tra la Russia e l’Europa. L’America è sulla strada di un collasso economico. L’integrazione dell’Europa nel meccanismo economico degli USA avrebbe rigenerato le potenzialità economiche americane e, al tempo stesso, avrebbe minacciato l’espansione economica russa che si basa, in buona parte, sulla cooperazione economica e scientifica con l’Europa.

Analizzando i passi americani nella politica estera mondiale negli ultimi venti anni, si può concludere che l’America con i suoi “interventi umanitari” non tende a dominare altri paesi e popoli, ma ad annientarli. La prassi distruttiva americana è condizionata dal fatto che l’America non è più in grado di governare il mondo. Essa non è più la potenza più grande del mondo e tra poco non sarà nemmeno la più grande potenza militare. La Russia, la Cina, l’India, il Brasile, la Bielorussia, l’Iran, l’America del Sud, il Venezuela, Cuba… questi sono i paesi che si oppongono all’imperialismo americano con sempre maggior efficacia. L’America si comporta oggi allo stesso modo come fece la Germania nazista dopo la sconfitta presso Stalingrado e Kursk quando Hitler capì che la sua soldatesca non poteva vincere l’Armata Rossa e distruggere l’URSS. I tedeschi hanno applicato il sistema della “terra bruciata”. Capeggiati dal generale più devoto a Hitler, Walter Model, i tedeschi hanno distrutto in URSS 70.000 villaggi, 1.720 città, 2.766 chiese e monasteri, 4.000 biblioteche e 427 musei, 32.000 fabbriche e hanno ucciso 27 milioni di persone. Quello che i nazisti e la soldatesca della Germania hanno commesso in URSS, l’ha fatto in modo uguale la Nato con i suoi mercenari nella Serbia, nella Bosnia, nell’Irak, nell’Afghanistan, nella Libia, nella Siria…

Ciò che costringe l’America ad annientare tutto intorno a sè è la crisi esistenziale sempre più grande che minaccia la realtà degli USA. Il fatto che l’America abbia perso la posizione di leader nel mondo si riflette inevitabilmente sulla stabilità e prospettiva del capitale americano. Allo stesso modo come il regime di Hitler potè avere l’appoggio dei tedeschi mediante la conquista dello “spazio vitale” (Lebensraum), così il regime americano può avere l’appoggio degli americani soltanto finchè assicura loro lo standard consumistico mediante la depredazione di tutto il mondo. Il Nuovo ordine mondiale americano è un’enorme piovra i cui tentàcoli assorbono la forza vitale dell’umanità e della natura. Quando essi saranno tagliati, l’America affronterà una crisi economica e sociale generale tale da portare al suo crollo. I governanti americani ne sono ben coscienti. Contemporaneamente all’indebolimento della posizione americana nel mondo, il regime americano, sotto la parvenza della “lotta contro il terrorismo”, abolisce i diritti civili fondamentali in America e crea uno stato poliziesco. Negli USA ci sono più di 3200 servizi segreti con oltre 850.000 agenti. E’ stato creato un esercito particolare di centinaia di migliaia di unità speciali che hanno armamenti più sofisticati e sono pronti a sterminare milioni di cittadini americani. Campi di concentramento FEMA (Federal Emergency Management Agency) spuntano dappertutto negli USA.

La vera natura della “democrazia” occidentale si vede a partire da quali gruppi politici l’Occidente usa per realizzare i propri interessi. Nell’Ucraina questi sono i banderisti * (*banderisti – seguaci di ideologia di Stepan Bandera, capo ucraino e collaboratore di Hitler (NdT)) che non solo non nascondono la loro ideologia fascista, ma ne vano fieri. Con la strumentalizzazione di tali gruppi, l’Occidente fa vedere quale forma di „democrazia“ vuole instaurare nell’Ucraina. I crimini mostruosi dei nazisti del „Maidan“ ad Odessa ed in altre parti dell’Ucraina e l’appoggio di cui godono da parte dell’Occidente indicano che non vi è una differenza sostanziale tra l’avanzata verso est (Drang nach Osten) di Hitler e quella contemporanea. L’annientamento degli slavi, vale a dire innanzitutto del popolo russo, e la conquista del loro spazio vitale rappresentano lo scopo primario non celato dell’Occidente. Di qui, la lealtà verso l’America viene dimostrata sotto l’aspetto di un atteggiamento nemico nei confronti della Russia. I popoli che rifiutano di andare contro la Russia ottengono lo status di traditori e sono da annientare. La Serbia sotto la guida del presidente Slobodan Milošević ha rifiutato di diventare nemica della Russia e per questo motivo è stata distrutta con le sanzioni e i bombardamenti senza pietà; il presidente Milošević è stato rapito per mano di traditori serbi (mercenari americani) – e più tardi ucciso nella prigione dell’Aia.

Per quanto riguarda l’“aiuto“ americano agli albanesi nel Kosovo, gli americani li hanno „salvati“ dai serbi gettando nella regione 30.000 proiettili all’uranio – il che corrisponde ad oltre 450 bombe atomiche lanciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki. Migliaia di albanesi e i loro figli (come anche serbi e bambini serbi) sono morti di leucemia ed altre malattie provocate dai bombardamenti americani. Anche altre regioni nella Serbia sono contaminate dall’uranio e disseminate di bombe a frammentazione. Ma nemmeno questa volta i russi hanno tradito la Serbia: gli americani hanno bombardato e i russi rimuovono le bombe e salvano le vite dei cittadini serbi.

Cosa può aspettarsi la Russia dall’Unione europea? La sfera politica dominante europea identifica l’Europa con l’Unione europea nello stesso modo come gli ideologi nazisti hanno identificato il Nuovo ordine europeo con l’Europa. Proprio quelli che si impegnano per una Europa come unione di popoli con parità di diritti e insistono sulla sua eredità emancipatrice – sono gli avversari più accaniti dell’Unione europea che è infatti uno strumento delle corporazioni europee più potenti per l’annientamento dell’eredità emancipatrice dei popoli d’Europa. L’Unione europea viene costituita sull’illusione che fare parte di essa garantisca a tutti i popoli d’Europa „la prosperità ed una vita migliore“. Non si deve dimenticare che lo scopo principale della proclamazione nazista del Nuovo ordine europeo è stato: „tutti i popoli d’Europa saranno felici“. L’Unione europea è un ordinamento inumano e distruttivo basato sui principi del capitalismo monopolistico: „Distruggi la concorrenza“ e „I soldi non puzzano“; la sua sfera politica non offre la possibilità dell’espressione della volontà dei cittadini, ma è una forma del dominio del capitale sui popoli; tutta la sfera istituzionale, normativa e propagandistica di questo ordinamento è indirizzata all’annientamento dell’autocoscienza emancipatrice e culturale delle persone ed alla loro integrazione nell’orbita capitalistica al livello di „masse“ lavorativo-consumistiche idiotizzate.

L’Unione europea non è una „comunità democratica dei popoli“, bensì una forma di integrazione di raggruppamenti multinazionali europei in lotta con quelli americani che usano lo stato americano per realizzare i propri interessi sul piano globale. Essa non si basa sulle tradizioni (culturali) emancipatrici dei popoli europei, ma sulle tradizioni imperialistiche del capitale europeo. L’Unione europea non è un obiettivo umanistico, ma è un mezzo dei gruppi capitalistici più potenti per l’effettuazione, mediante „misure“ economiche e politiche, degli stessi obiettivi che Hitler con le armi ha cercato di realizzare per il capitale tedesco. Essa è una fase transitoria nello sviluppo d’Europa che porta ad un nuovo ordinamento fascista (ecocida). Proprio questa forzata e capitalisticamente instaurata integrazione dei popoli d’Europa porta all’emergere dei movimenti politici più reazionari come risposta alla mancanza di diritti elementari umani e civili. Questo è il preludio a un regolamento di conti sempre più drammatico che si svilupperà sulla base della logica dominante imposta dal capitalismo monopolistico e sulla base dell’ambiente naturale sempre più contaminato e sul deperimento biologico dei popoli europei. Il terrorismo capitalistico ecocida produce inevitabilmente il nazionalismo che non si basa più sulla lotta per un posto di lavoro o per lo standard consumistico, bensì sulla lotta per la sopravvivenza. „Unificando l’Europa“, invece di svilupparsi nei cittadini quell’ottimismo e quella tolleranza che corrisponderebbero agli „ideali umanistici“ sui quali i politici giurano continuamente, crescono la paura del futuro e l’intoleranza. Discorsi „umanistici“ non possono celare i fenomeni della criminalità in crescita, disoccupazione, disfacimento del „welfare state“ e protezione civile, distruzione dell’ambiente vitale, consumo di droga, violenza, suicidi, fanatismo, estremismo, l’aumento di sette satanistiche e del fascismo, lo sfascio della famiglia, bambini senza genitori in numero crescente, i traffici di adulti e bambini a scopi di vessazione e la loro uccisione per il commercio di organi (solo in Inghilterra ogni anno „scompaiono“ oltre 40milla minorenni), la proliferazione dell’AIDS per decimare i poveri, la solitudine di proporzioni epidemiche…

L’Unione europea produce un razzismo simile a quello degli USA. I popoli dell’Europa dell’Est e dei Balcani ottengono lo status di „popoli senza cultura“ ossia di „razza inferiore“. Le lingue dei Gastarbeiter non vengono concepite come eredità culturale europea, ma diventano il motivo di discriminazione. E’ un fenomeno largamente esteso che i lavoratori stranieri impediscono ai figli di imparare la madrelingua per non far scoprire la loro origine e, di conseguenza , non essere esposti all’umiliazione. Considerando che soltanto una piccola percentuale di figli degli stranieri arriva ad ottenere l’educazione della scuola superiore e quella universitaria, è chiaro che privare i bambini della madrelingua significa l’annichilazione del loro essere culturale, il che li porta ad essere ridotti a mano d’opera „sporca“ che è „predestinata“ ai lavori più pesanti e pericolosi. Nell’Unione europea è delineata molto visibilmente una piramide razzista basata sul potere economico, politico e militare: in cima si trovano la Germania, la Francia e l’Inghilterra, seguite dall’Italia, dalla Spagna, dall’Olanda, dal Belgio… I popoli dei Balcani stanno in fondo della piramide. Per loro, nell’Europa unita è riservato quel posto che hanno gli afroamericani negli USA. Sulla „strada per l’Europa“ i popoli dei Balcani devono rinunziare all’autocoscienza (culturale) storica e alla dignità nella libertà, e diventare manodopera „sporca“. I Balcani sono destinati a trasformarsi in un pozzo nero. Ai popoli balcanici viene richiesto di rinunziare ai loro miti di emancipazione che sono il fondamento della loro autocoscienza di libertà storica, mentre si pretende, simultaneamente, che accettino il mito dell’Europa come „comunità di popoli liberi“: i miti della liberazione vengono sostituiti dai miti della colonizzazione. L’“Unione Europea“ secondo il modello americano, ovvero sulla base dell’interesse di raggruppamenti multinazionali e della loro tendenza a dominare, porta all’annullamento dell’eredità culturale dei popoli europei e del loro diritto a decidere politicamente in modo sovrano. Negli USA vive lo scarto di popoli europei ed altri che sono degenerati dal „modo di vita americano“ e dalla „cultura della coca cola“. In Europa, i popoli legano la loro identità nazionale, civile e culturale alla terra che è l’autenticità della loro esistenza storica e per la cui libertà hanno lottato i loro antenati. Essa è la loro terra natale in senso vitale e spirituale e la base della loro autocoscienza .

L’identità europea non si può creare sulla base di principi formali (come la Costituzione), bensì sulla tradizione emancipatrice e l’eredità culturale dei popoli europei. Gli europei devono opporsi in modo saggio e combattivo ai processi di distruzione di vita ed eredità culturale dei popoli e devono trasformare, mediante la lotta politica, le possibilità oggettive accumulate per creare un mondo nuovo, basato sulla libertà intellettuale, in possibilità reali di liberazione. L’Europa (il mondo) devono diventare un giardino dove crescono i fiori delle culture europee (e mondiali). Si tratta della realizzazione delle idee guida della Rivoluzione francese borghese che non sono soltanto umanistiche, ma sono diventate un principio esistenziale elementare. Soltanto sulla base della lotta per un mondo nuovo, l’eredità emancipatrice dei popoli europei e degli altri che vivono in Europa può realizzarsi. L’Europa supererà la crisi sociale sempre più profonda creando un mondo nuovo – oppure fallirà. Accettare il „modello di vita americano“ per i popoli europei significa un vero suicidio.

Il macchinario propagandistico dominante dell’Occidente ha creato il mito che l’Europa e l’America sono „amici“. Intercettazioni e spionaggio di cittadini europei da parte dell’America sono diventati di tali proporzioni che pochi possono nutrire illusioni sull’amicizia americana nei confronti dell’Europa. Considerando che l’America vuole sfruttare l’Europa come poligono per un attacco nucleare contro la Russia, è evidente che il nemico mortale europeo è l’America. La crescente popolarità del presidente Putin in Europa si basa, innanzitutto, sul fatto che gli europei in numero sempre maggiore comprendono che l’Europa non può liberarsi dalla tirannia americana se non si appoggia alla Russia. Perciò non è da meravigliarsi che la maggior parte dei tedeschi sostengono la politica di Putin riguardo all’Ucraina.

La guerra tra l’Occidente e la Russia nello spazio ucraino non è solo di natura militare ed economica. Questa è, nello stesso tempo, una guerra tra due concezioni del mondo, tra due concezioni della natura, dell’umanità, dei rapporti sociali, del futuro… La politica americana interna e quella estera si basano sugli interessi delle più grandi corporazioni capitalistiche. Queste cercano di abolire istituzioni che limitano la loro espansione e di instaurare un ordinamento internazionale basato sul principio del capitalismo monopolistico: „Il pesce grande inghiotta il pesce piccolo!“ e „Distruggi la concorrenza!“ Si tratta infatti del mondialismo che sottintende la distruzione delle nazioni e la loro transformazione in una massa lavorativa-consumistica, come anche la trasformazione del loro spazio vitale e storico in oggetto di sfruttamento e di devastazione ecologica. Le corporazioni capitalistiche più potenti annichiliscono stati nazionali per eliminare le forze in grado di limitare il loro potere. In questo contesto viene imposta la regionalizzazione quale espressione della aspirazione a smembrare stati esistenti e creare protettorati che non saranno in grado di opporsi alla dominazione totalitaria delle corporazioni capitalistiche più potenti. La regionalizzazione diventa una feudalizzazione degli stati esistenti. Con lo sviluppo della democrazia, la possibilità dell’influenza sulla politica dominante da parte dei cittadini non cresce, bensì accade l’opposto: il cerchio sempre più ristretto dei capitalisti ha possibilità sempre più grandi di instaurare un dominio ineffabile – con mezzi economici, politici, scientifici, tecnici, mass-mediatici, farmaceutici, militari ed altri – sulle persone ridotte ad astratti „cittadini del mondo“ e di diventare il padrone della vita e della morte. Alle persone non resta altro che combattere disperatamente, a livello regionale e locale, le conseguenze della prassi criminale delle corporazioni capitalistiche più potenti. Comunque, non sono solo le corporazioni capitalistiche, ma anche la vita stessa, ad essere condizionata dal modo capitalistico di produzione che è diventata forza totalitaria che distrugge le culture nazionali e le specificità individuali delle persone trasformandole nella „massa“ lavorativa-consumistica idiotizzata, e fa del mondo un campo di concentramento capitalistico. Anche i popoli che non sono sotto il dominio diretto dell’Occidente, ma hanno accettato il modo consumistico di vita, stanno perdendo l’identità culturale e affogano nella „cultura coca cola“, il fenomeno più autentico dell’idiotismo mondialistico.

Non è un caso la reazione forte da parte di politici anti-russi d’Occidente contro l’impegno di Putin di salvare l’eredità umanistica del cristianesimo ortodosso come uno dei più importanti punti d’appoggio della società russa. Si tratta, infatti, della premura ad evitare l’esiziale influenza della civiltà consumistica e tecnica sullo sviluppo sociale e far sì che i valori tradizionali, che nei momenti più difficili del passato univano il popolo russo, possano avere di nuovo un significato importante. Contemporaneamente, la lotta per l’esistenza nazionale e per l’emancipazione è una lotta per preservare l’eredità emancipatrice della società civile e delle culture nazionali, dell’eredità spirituale dell’antichità, del rinascimento, dell’illuminismo, della Rivoluzione francese, della filosofia classica tedesca e di Marx, del movimento filantropico, della lotta operaia per una società giusta, della Rivoluzione d’Ottobre, della lotta anticoloniale ed antifascista, come pure della lotta di emancipazione di donne…

Perchè la legge russa che impedisce la propaganda omosessuale tra i giovani ha suscitato forti critiche in Occidente? Il capitalismo contemporaneo distrugge l’umanità tradizionale e così anche la famiglia e i sessi. I regimi dominanti nell’Occidente non sono in grado di evitare il deperimento biologico dei popoli europei. Cresce la paura della sparizione. Nella Russia sono ben consapevoli che la lotta per tutelare la famiglia e con ciò la riproduzione biologica della società rappresenta la pietra fondamentale per l’esistenza della popolazione. Invece dei „diritti degli omosessuali“, in Russia la preferenza è data al diritto del bambino ad avere genitori ed un’infanzia felice. La lotta per tutelare la famiglia e l’esistenza biologica delle popolazioni trova un appoggio sempre più grande presso le persone tradizionaliste in Occidente.

La Russia quale grande potenza militare è il maggior ostacolo per l’Occidente a realizzare i suoi progetti di annientamento dei miliardi di persone in „surplus“ sulla Terra. La distruzione sempre più intensiva delle risorse naturali nell’Occidente porta alla radicalizzazione della politica di genocidio: l’annientamento di un numero sempre più grande di persone diventa condizione elementare per l’esistenza di persone in numero sempre minore. In questo contesto è stata ideata la teoria del „miliardo d’oro“ che rappresenta il punto strategico della prassi politica, militare ed economica dell’America nel mondo. La smania capitalistica ecocida provoca una paura dell’esistenza sempre maggiore e su questa base crea le condizioni per radicalizzare le decisioni e azioni politiche. L’uso di bombe atomiche e al neutrone, l’uso di virus artificiali e di altri mezzi micidiali sta diventando uno strumento legittimo per la „difesa“. In quasi tutte le relazioni degli „esperti“ dell’emisfero occidentale la „sovrappopolazione del Pianeta è il pericolo più grande per l’esistenza dell’umanità“. La paura per l’esistenza viene indirizzata contro i popoli con una natalità „troppo alta“ che in questo modo espongono a rischio la sopravvivenza di tutti. La conclusione viene da se: è necessario annientare i miliardi in „eccesso“ per poter salvare l’umanità. Coloro che distruggono spietatamente la natura e decimano popolazioni diventano „salvatori del genere umano“. L’Occidente ha un’esperienza molto ricca nell’annientamento di popoli: lo sterminio degli indios dell’America settentrionale da parte dei capitalisti americani, l’uccisione di cinesi e di indigeni australiani da parte dell’Imperialismo britannico – indica la „tradizione“ occidentale nel confrontarsi con l’umanità in „surplus“. Simultaneamente, il globalismo fondato sul Nuovo ordine mondiale americano condiziona la creazione di una plutocratia genocida nazionale il cui compito è di sterminare, con misure economiche ed altre, la „popolazione in eccesso“ sul proprio territorio. Lo sviluppo ulteriore del capitalismo sarà pagato con la morte di miliardi di persone innocenti, con l’estinzione di tante specie di animali, con conseguenze per tutto il mondo vivente… In fondo, tutto questo serve per la comodità di qualche milione di ricconi mentalmente degenerati che potrebbero così godersi la loro ricchezza materiale, frutto di sangue e ceneri, mentre la loro esistenza è assicurata mediante la tirannia poliziesca, quella mafiosa e militare e mediante l’illusione creata dall’industria del divertimento. I fanatici del capitalismo sono i peggior terroristi: loro annichiliscono la vita sulla Terra.

Considerando l’intensità con la quale viene distrutto l’ambiente naturale, non c’è da meravigliarsi che nell’Occidente sempre più persone vedono nello spazio naturale russo la base dell’esistenza dell’umanità. Lo spazio euro-asiatico contienne il 75% delle ricchezze naturali mondiali. La Siberia è un tesoro dell’umanità e il popolo russo con una politica intelligente lo salverà per generazioni future. Di importanza primaria è anche il fatto che la Russia è diventata il cardine della lotta contro la „Monsanto“ e altre corporazioni che cercano di distruggere le sementi organiche e il modo tradizionale della produzione di cibo sano. Avendo presente l’influenza di queste corporazioni sui regimi dominanti, non c’è da stupirsi se le autorità americane vedono nella Russia un nemico mortale.

Il fatto che la Russia sia diventata di nuovo una grande potenza in grado di influire sulle sorti del mondo è la cosa più importante che sia successa nella storia contemporanea. Così come la vittoria dell’Armata Rossa presso Stalingrado e la sua marcia senza sosta contro il fascismo ha mosso molti popoli a lottare contro il colonialismo e l’imperialismo, così pure la ripresa della Russia infonde la speranza che il fascismo contemporaneo, nella forma del Nuovo ordine mondiale, sarà distrutto, il che offrirà la possibilità per un’integrazione dei popoli liberi europei ed asiatici dall’Atlantico fino a Vladivostok.

Traduzione: Mirjana Jovanović Pisani

Supervisore: Andrea Martocchia

 

Omosessualità

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Nel capitalismo contemporaneo si sviluppano movimenti con sempre più componenti omosessuali, i quali secondo l’ “umanesimo-naturalismo” di Marx apparterebbero ad una socialità degenerata e, di conseguenza, ad una naturalità degenerata. Non si tratta di una natura biologicamente “malata” dell’essere umano (l’uomo è un essere eterosessuale con una predisposizione organica alla omosessualità), ma dei rapporti sociali dominanti e delle corrispondenti sollecitazioni valoriali. Non è questione di un ”essere umano malato”, ma di una società malata. Quindi, non dobbiamo curare esseri umani, ma è necessario creare una “società sana” (Fromm) nella quale si sviluppino persone sane. L’omosessualità è un fenomeno sociale concreto (storico) condizionato dalla natura dell’ordinamento dominante. Questa è una delle forme in cui si manifesta un determinato sistema valoriale che regola i rapporti tra i sessi e come tale è un aspetto concreto del funzionamento sociale. L’antico Eros omosessuale ha avuto una natura sostanzialmente diversa dalla omosessualità capitalisticamente condizionata. La comunità omosessuale di oggi è una delle forme in cui si manifesta una socialità degenerata capitalisticamente. Lo sviluppo di rapporti omosessuali corrisponde allo sfacelo della famiglia in quanto comunità naturale evoluta, e della trasformazione del matrimonio in legame economico. Le comunità omosessuali ottengono una legittimità “sociale” non in relazione alla famiglia in quanto comunità naturale evoluta, bensì in relazione alla disperazione solitaria creata dal capitalismo. La comunità omosessuale è la forma estrema della famiglia capitalisticamente degenerata e lo sviluppo della pederastìa contribuisce alla soppressione della possibilità di creare la famiglia come comunità naturale evoluta. Allo stesso tempo, distruggendo l’uomo come un essere naturale ed umano il capitalismo distrugge la socialità autentica sterilizzando l’Eros ed, in questo modo, distrugge la capacità di riproduzione biologica della società. La “riproduzione sociale” è diventata un segmento della distruttiva riproduzione capitalistica la quale, come in tutti gli aspetti della vita, si basa sul principio: “I soldi non puzzano”. L’inseminazione artificiale, la vendita del materiale seminale, l’utero in affitto, la vendita di bambini – tutte queste sono forme legali e legittime di riproduzione capitalistica. Il capitalismo assorbe nella sua orbita esistenziale e valoriale le sempre più perniciose conseguenze che esso stesso produce attribuendo ad esse uno status istituzionale e trasformandole in strumenti del suo proprio sviluppo.

Avendo presente che il capitalismo distrugge l’uomo quale essere naturale ed umano, lo scopo del matrimonio è l’esistenza dell’umanità in quanto comunità evoluta e naturale. Il matrimonio è una comunità istituzionalizzata tra donna e uomo, che offre l’opportunità per una riproduzione biologica stabile della società e per educare figli. Quando il matrimonio è privo della dimensione vivificatrice, esso perde il senso primario di esistere. Allo stesso tempo, il matrimonio senza la dimensione vivificatrice diventa un involucro dove è possibile inserire i più diversi contenuti. Se si parte dal principio omosessuale come base per stabilire la comunità matrimoniale, perchè non dovrebbe essere permesso il matrimonio tra fratelli, tra sorelle, tra madre e figlia, padre e figlio, nonna e sua nipote, nonno e suo nipote…? L’importanza dei legami familiari sta innanzitutto nella prospettiva della esistenza biologica, vale a dire che si basa sul fatto che l’incesto comporta la degenerazione fisica e mentale della discendenza. Nei rapporti omosessuali, che non hanno carattere prolifico, questo problema non esiste. Nel divenire dell’omosessualità un principio-base del matrimonio, vengono cancellati tutti i limiti e con ciò ogni intendimento tradizionale dei legami familiari basati sul rapporto eterosessuale. Inoltre, viene abolita la dimensione storica dell’essere umano e, in questo contesto, la visione umanistica ed esistenziale del futuro dell’umanità. Non soltanto quale aspetto avrà, ma come sarà possibile l’esistenza della società umana se essa verrà trasformata in gay e lesbiche? A questa domanda il capitalismo può dare solo una risposta di natura tecnica: inseminazione artificiale, che vuol dire la produzione tecnica di bambini. Nel mondo contemporaneo l’omosessualità è diventata un principio anti-esistenziale. Essa è uno dei modi per distruggere le capacità riproduttive dell’umanità e per creare una società sterile. L’omosessualità appare oggi come fenomeno di quella parte del mondo che va biologicamente decadendo e che distrugge l’essere umano come essere naturale, sociale e storico.

La vera natura dei “diritti degli omosessuali” si può vedere in relazione ai diritti dei bambini. Quale è quella “umanità” che contesta necessità e diritti fondamentali dei bambini? Al posto di preservare la famiglia ed, in questo contesto, di lottare per i diritti dei bambini ad avere ambo i genitori ed il loro amore e la loro cura, si insiste sui “diritti degli omosessuali ad adottare bambini”. Per di più, la comunità di bambini e “genitori” monosessuali sta diventando un modello per la “famiglia del futuro”. In questo modo viene distrutta la dialettica del rapporto erotico tra uomo e donna che è la base dello sviluppo sano della sessualità (personalità) infantile. In fondo, perchè i bambini devono avere genitori? Perchè non vengono istituite delle industrie per la produzione e l’educazione di bambini – come proponeva Platone e come fecero i nazisti? L’adozione non è solo un modo di “risolvere il problema” dei bambini orfani, ma è diventato il principio fondamentale per i matrimoni omosessuali. La soluzione dell’adozione si fonda sulle conseguenze create dal capitalismo come ordinamento inumano par excellance, o più precisamente, sulla privazione delle possibilità per i bambini di soddisfare i loro elementari bisogni umani. L’adozione implica la privazione ai bambini dei loro genitori naturali, cioè privarli del diritto di avere un padre e una madre. Al posto di “padre” e “madre” in Occidente nei documenti personali sempre più spesso c’è scritto “primo e secondo genitore”. Gli uni “producono” ed abbandonano i bambini, gli altri li adottano. L’adozione dei bambini è diventata un’operazione commerciale-monetaria e tecnica. Bambini vengono venduti e comprati come fossero degli oggetti. Per loro c’è il “periodo di garanzia” – come per qualsiasi altra merce. Insieme alla negazione dei diritti dei bambini ad avere propri genitori viene negata la pedagogia umanistica, che vuol dire il sistema pedagogico basato sugli sforzi di valorizzare l’essere naturale nell’uomo mediante la famiglia in quanto comunità naturale evoluta. Allo stesso tempo, deprivare i bambini dell’amore e della considerazione dei genitori è la causa delle più gravi malattie mentali e delle peggiori forme di patologia sociale.

Il diritto fondamentale dei bambini è il diritto al futuro, e questo vuol dire il diritto ad un mondo umano e ad un ambiente di vita sano. La realizzazione dei bisogni dei bambini come esseri umani e naturali è diventata la questione dell’esistenza stessa dell’umanità. Lo sforzo dei raggruppamenti capitalistici più reazionari di ridurre il numero di abitanti sul Pianeta sotto a un miliardo include la sterilizzazione delle persone e lannientamento della “eccedenza”. In questo contesto i bambini non sono più visti come il “più grande tesoro”, bensì come il più grande pericolo per l’esistenza dell’umanità. L’idea del futuro non è percepita partendo dalle potenzialità creative dell’essere umano e dalla visione umanistica del mondo, ma dal “fatto” che le risorse umane sono limitate e che il numero degli abitanti sul Pianeta deve essere conforme a queste. Invece di adoperarsi a sradicare la frenesia consumistica dominante nei paesi più sviluppati dell’Occidente, che è la principale causa del deperimento del Pianeta, sempre più forti sono le pretese di annientare i miliardi in “surplus”, con riferimento prima di tutto ai bambini. Annientando i bambini, il capitalismo annienta la forza vivificatrice dell’umanità e trasforma la società umana in un mondo di Matusalemme fisicamente e mentalmente degenerati.

Nelle relazioni omosessuali il corpo umano perde la sua dimensione erotica originale e viene strumentalizzato in modo innaturale ed inumano. Esso diventa l’oggetto dell’esibizionismo sessuale dove il ruolo più importante lo hanno parti del corpo che non hanno a che fare con l’erotismo originale e tanto meno con la natura vivificatrice dell’essere umano. Non si tratta di una relazione umanizzata e naturale, bensì di una innaturale e quindi disumanizzata relazione nella quale il corpo del “partner” viene ridotto a mezzo per arrivare all’orgasmo. La penetrazione del pene nell’ano è una penosa violenza nei confronti dell’organismo del “partner” e (come anche il “sesso orale”) rappresenta una forma degradante di “rapporto sessuale”. La base psicologica dell’omosessualità non è il bisogno dell’essere umano emancipato per l’amore, ma è la paura della solitudine, del rifiuto sociale, dell’incertezza… Al posto dei rapporti di parità tra i “partners”, domina il rapporto sado-masochistico che è un’espressione diretta della posizione dell’essere umano nel capitalismo quale ordinamento di classe basato sul principio: “Calpesta o sei calpestato”. Il bisogno di dominazione e di soggiogamento diventa la base della dialettica dei “giochi sessuali”. E’ stato “assunto” il modello di rapporti interpersonali su cui si basa il rapporto prevalente tra donna e uomo, dove le donne sono ridotte a oggetto di umiliazione sessuale.

L’aspirazione per la realizzazione dell’uomo come essere umano va molto oltre la dimensione (omo)sessuale dell’uomo. Insistere sull’omosessualità come questione base con la quale determinare l’identità umana diventa il modello della mutilazione del sentimento umano e produce un essere umano “unidimensionale” (Marcuse). Il sentimento umano viene ridotto ad un certo tipo di sessualità. Essere “qualcuno” significa essere gay oppure macho-man. Questo diventa la forma elementare dell’affermazione sociale dell’essere umano mediante la quale vengono rimosse altre forme di affermazione dell’uomo come essere autonomo. In questo modo l’essere umano viene annientato come essere storico, libertario e dotato di idealità. Il “movimento gay” si fonda su una umanità ridotta e su una socialità degenerata. L’essere umano acquisisce la propria individualità umana e sociale mediante la sua sessualità e non mediante il suo status civile, l’appartenenza di classe, l’autocoscienza nazionale, la famiglia, la cultura o le convinzioni politiche e religiose… L’”orgoglio” non è legato alla lotta per la libertà, all’esistenza nazionale e alla giustizia sociale, alla preservazione della natura e del genere umano… bensì a una (omo)sessualità che è di carattere anti-esistenziale. Gli omosessuali non sono orgogliosi perchè sono esseri umani, ma perchè sono “gay” e “lesbiche”. La sessualità non è più una questione personale, ma acquisisce una promozione spettacolare pubblica. Il bisogno di socialità è ridotto ad un esibizionismo sessuale con un banale carattere da circo. La umanità ridotta è oggigiorno di natura sostanzialmente differente da quella del passato. Essa si manifesta in relazione alle sempre più effettive possibilità di distruzione del mondo ed in relazione alle forze creative dell’essere umano che è capace di abolire la società di classe e di creare un nuovo mondo.

“La lotta per i diritti degli omosessuali” indica l’ipocrisia del mondo capitalistico. Perchè la “lotta per i diritti di omosessuali” è priva di una dimensione universalmente-umana e ideale? Perchè coloro che si richiamano all’”umanità” quando si tratta di omosessuali, non lottano contro il mondo inumano e per un mondo umano? “La lotta per i diritti degli omosessuali” non ha un carattere umanistico, ma politico, e contribuisce a preservare il mondo esistente.  Le parate di omosessuali sono la più alta manifestazione della “democrazia”, e il “rispetto dei diritti degli omosessuali” è la più alta affermazione dell’”umanità” dell’ordinamento dominante. Con l’imporre la questione della “realizzazione dei diritti degli omosessuali”, viene rimossa dalla scena pubblica ogni questione che riguarda l’esistenza dell’umanità e la libertà dell’essere umano: la degradazione biologica dei popoli, la depredazione senza riguardo delle classi lavoratrici, la morte per malattie, per fame e sete, la criminalizzazione della società, l’instaurazione dello stato di polizia, l’analfabetismo, la solitudine, l’annientamento di popoli interi da parte dell’Occidente “democratico”, gli esperimenti con il materiale genetico, la produzione di materiale sempre più potente per la distruzione in massa, la contaminazione della popolazione e del terreno, le malattie mentali, la distruzione del suolo e degli organismi viventi mediante le piante geneticamente modificate, le avarìe delle centrali nucleari, i suicidi, le violenze, le prestazioni mediche sempre più costose e le manipolazioni sempre più distruttive con i prodotti farmaceutici, le sempre più grandi differenze sociali e la sempre più profonda la miseria nella quale vivono le classi lavoratrici, i bambini e i pensionati, l’ambiente di vita contaminato sempre di più, il cibo sempre più tossico, il monopolio capitalista sui mass-media…  Allo stesso tempo, “la lotta per i diritti degli omosessuali” semina discordia tra le persone sulla base del loro orientamento sessuale che distrugge quelle forme di socialità (l’integrazione nazionale e di classe) che danno opportunità all’essere umano di sopravvivere e di ottenere la libertà.

La questione della (omo)sessualità può essere compresa in modo umanistico solo nel contesto della realizzazione di una integrale umanità dell’uomo, nella prospettiva della lotta per preservare la vita sulla Terra e per creare un mondo umano. La distanza critica rispetto al capitalismo dal punto di vista di una società umana implica allo stesso tempo anche la distanza critica rispetto all’omosessualità dal punto di vista dell’essere umano come essere evoluto naturale (vivificatore) e sociale. Su questa base gli omosessuali come esseri umani emancipati possono contribuire allo sviluppo di rapporti sociali che offrano la possibilità di superare la unidimensionalità (omo)sessuale. Si deve fare differenza tra quegli omosessuali che sono esseri umani emancipati e quelli la cui concezione del mondo e del futuro si basa sul loro orientamento sessuale. I primi sono in grado di comprendere l’omosessualità come fenomeno sociale nel contesto della lotta per l’esistenza dell’umanità e della creazione di un mondo umano; gli altri sono privi di una coscienza critica e ideale, e sono impantanati senza speranza nel fango capitalistico. L’emancipazione degli omosessuali, come esseri umani, dall’omosessualità è solo una delle forme mediante le quali l’essere umano viene liberato dai bisogni innaturali ed inumani che il capitalismo ha creato nell’uomo. Infatti, l’emancipazione degli omosessuali dalla omosessualità è solo una delle forme mediante cui l’essere umano viene emancipato dal capitalismo.  L’essere umano che è cosciente delle conseguenze disastrose dello sviluppo del capitalismo si deve opporre al demonio che  il capitalismo ha piantato in lui, in modo che egli, insieme ad altri esseri umani, lotterà contro il capitalismo e per un mondo umano. Tutti noi siamo delle vittime del capitalismo. Tutti noi dalla prima infanzia portiamo dentro di noi il germe del male il quale, nel mondo inumano, si sviluppa e distrugge l’umano in noi. Noi siamo tutti inclini alla violenza, alla gelosia, siamo egoisti, “perversi”, distruttivi… E’ solo questione di fino a che punto possiamo controllare e sopprimere il male in noi. L’unico modo per un essere umano di vincere il male piantato in lui è di combattere contro l’ordinamento sociale che crea il male e  sollecita il suo sviluppo. La solitudine è il terreno sul quale si sviluppa nel modo migliore il seme capitalistico del male. Lo sviluppo dei rapporti sociali e la trasformazione della società in una comunità di esseri umani liberi è il modo migliore con cui l’uomo può opporsi al male e sviluppare il proprio sentimento umano. Si tratta, infatti, dello sviluppo di una società emancipata e combattiva. Per questo motivo, iniziative sociali e movimenti operai che portano esseri umani fuori dalla loro tana di solitudine ed offrono loro la possibilità, lottando contro il mondo inumano, di avere delle esperienze di se stessi come esseri sociali, hanno un’importanza enorme. Nella lotta per l’esistenza dell’umanità e per la creazione di un mondo umano verranno alla luce quelle qualità delle persone che le uniscono e le fanno diventare umane.

Invece di adoperarsi per un mondo umano e per una umanità vera, la soluzione della questione dell’omosessualità viene cercata nel capitalismo che produce le forme peggiori di patologia sociale. In una società inumana le questioni umane possono essere “risolte” unicamente in modo inumano. Soltanto in una società umana le questioni umane possono essere risolte in modo umano.

 

Translated from Serbian by Mirjana Jovanović

Italian translation supervisor Andrea Martocchia

 

Nichilismo capitalistico

N

Il capitalismo è un ordinamento nichilistico non solo perchè esclude ogni giudizio valoriale, ma anche perchè distrugge le potenzialità vivificatrici della natura e dell’essere umano. Il nichilismo capitalistico non ha soltanto un carattere anti-umano, ma anche anti-esistenziale. La natura “conosce” la morte, che è la condizione del rinascere, ma non “conosce” la distruzione della vita. Nella natura e nella storia la morte apre alla possibilità di nuova vita: essa è per sua natura vivificatrice. Il capitalismo distrugge il ciclo stesso della morte e della rinascita, cioè le potenzialità vivificatrici della morte, e produce una nullità distruttiva.

Il capitalismo non solo crea uno Stato totalitario, bensì anche una società totalitaria. Infatti, la vita stessa è diventata una forza totalizzante che forma il carattere degli esseri umani e la loro coscienza, i rapporti tra di loro, il rapporto verso la natura… L’essere umano diventa distruttore non solo mediante il suo lavoro e il suo consumismo ma pure nella sfera vitale capitalistica, cioè vivendo la vita alla maniera capitalistica, per 24 ore al giorno e senza risparmiare nessuno. Il capitalismo costringe gli esseri umani a vivere la vita in modo distruttivo e in questo modo essi diventano complici nella distruzione del mondo. Una vita sempre più senza riguardo, che si basa sul sempre più veloce svolgimento del processo della riproduzione capitalistica, permette agli esseri umani di esistere solo se si comportano conformemente ai processi dominanti. Questa è la causa di una delle più dannose forme di patologia sociale: gli esseri umani cercano di privarsi delle elementari caratteristiche umane per poter sopravvivere nella società capitalistica totalitaria. Nel capitalismo l’essere umano non “migliora” mediante lo sviluppo delle proprie potenzialità umane specifiche, cioè come essere storico, ma mediante il modello dominante del vivere che lo priva della naturalezza e dell’umanità. L’origine della tragicità piccolo-borghese sta nel fatto che il piccolo borghese valuta se stesso mediante il vigente modello dominante il quale lo svaluta come essere umano. L’intangibile dominio del principio “I soldi non puzzano” porta al fatto che l’essere umano si espone all’umiliazione peggiore e che commette i peggiori delitti per ottenere soldi e affermazione sociale. Non è più la fuga dalla libertà (Fromm), bensì la fuga dalla responsabilità della distruzione della vita ciò che domina nelle società capitalistiche più sviluppate. Questa è la base del conformismo contemporaneo. Esso non è soltanto di natura anti-libertaria, ma prima di tutto anti-esistenziale. Il piccolo borghese si leva di dosso ogni responsabilità per la distruzione della vita e la riporta a un “Dio”, al Sole, alle stelle, alle profezie bibliche o d’altro tipo, a “forze terrestri misteriose” che si manifestano nella forma di “logge massoniche” e di altri gruppi che agiscono “dall’ombra”. La crisi sempre più drammatica dell’esistenza, invece di spingerlo alla lotta contro il capitalismo, lo induce a fuggire in mondi illusori offertigli dall’industria del divertimento, dalla chiesa, dalle sette, dalla droga, dall’ alcool… Nel contempo, la forma più importante di fuga dalla responsabilità della distruzione del mondo è il consumismo. Lo sviluppo della mentalità da “ubriacatura per l’acquisto”, cioè il totale affogamento dell’essere umano nel pantano capitalistico, è la più rovinosa forma di fuga dalla realtà. Anche qui viene confermato il principio che il capitalismo fonda il profitto sulla distruzione del mondo e dell’essere umano, e che questo ha carattere universale.

Il totalitarismo capitalistico è la forma più malvagia di totalitarismo che la storia conosca. Esso si basa sulla commercializzazione totale della natura e della società. Ogni angolo del Pianeta ed ogni segmento della vita sociale ed individuale sono diventati parte integrante del meccanismo della distruttiva riproduzione capitalistica. Altre forme storicamente date di totalitarismo appaiono relazionarsi o a un’idea di passato, o a una qualche idea trascendentale, oppure a una idea di futuro – e ciò apre la possibilità a una loro critica. Il totalitarismo capitalistico contemporaneo si fonda sul nichilismo distruttivo: esso annichilisce sia l’idea della trascendenza che l’idea di un futuro (o passato) e con ciò ogni possibilità di stabilire una distanza critica dal mondo esistente. All’inizio del suo sviluppo, il capitalismo creava una coscienza visionaria che apriva non soltanto lo spazio per il suo sviluppo, ma anche quello per il suo superamento (More, Campanella, Hobbes, Bacone, Owen, Fourier). Nel diventare un ordinamento totalitario distruttivo, il capitalismo annulla ogni coscienza visionaria e crea una coscienza positivistica totalitaria alla quale conviene l’idea della “fine della storia” e dell’”ultimo uomo” (Fukuyama). “Democrazia” è un altro termine per la fine della storia.

Il capitalismo abolisce la storia trasformando il tempo storico in eventi meccanici, cioè nel nulla positivo. Con il capitalismo comincia il tempo non-storico che è di carattere distruttivo e che rappresenta la distruzione della vita sulla Terra. Il misurare del tempo capitalistico non ha soltanto un carattere anti-storico, ma anche anti-esistenziale. Il “nulla” non è solo una vita insensata (irriflessiva), ma è la estinzione della vita. Il capitalismo è una forza totalizzante distruttiva che produce una nullità totale e cioè una tragicità di carattere fatale e senza speranza. Ciò che nella dimensione vitale ed umana appare come fenomeno reale, nell’orizzonte esistenziale e valoriale capitalistico diventa nulla. Il capitalismo annienta ciò che è umano affinché inumano ed anti-umano ottengano una dimensione spettacolare. In questo processo, non le cose e i fenomeni, ma il processo stesso dell’annientamento assume carattere feticistico. Attenendosi al mito del carattere “rivoluzionario” del capitalismo, Marx non ha capito che il capitalismo non si proietta nel futuro in primo luogo mediante lo sviluppo delle forze produttive e delle potenzialità emancipatrici della società borghese, bensì mediante la distruzione della natura e dell’essere umano, come anche mediante la distruzione dell’eredità emancipatrice della società borghese. Il “progresso” capitalistico elimina ogni possibilità di futuro: essa appare come u-topos [non-luogo, utopia] degenerata in senso capitalistico. Il capitalismo si stabilizzerà finalmente nel momento in cui avrà annientato la vita sul Pianeta e sarà arrivato al livello “zero” della natura inanimata.

Il cataclisma cristiano [l’Apocalisse] significa la fine della vita materiale e l’inizio di quella “vera”. Questo non è possibile in un essere umano privato dell’anima, vale a dire, se in lui è stata distrutta la fede in un mondo “reale”. Il capitalismo rapisce all’essere umano l’anima che è il simbolo della forza vitale dell’essere umano come essere spirituale e rappresenta la possibilità elementare di una sua deificazione. Il cataclisma capitalistico annienta la possibilità del cataclisma cristiano: non c’è peccato né redenzione, non c’è il pentimento né il perdono… Il capitalismo ha trasformato il mondo nel suo spazio pubblicitario, e l’essere umano nel fanatico edonista-distruttivo che non ha bisogno di incitamenti validi che siano al di sopra del mondo esistente. I rapporti umani hanno perso la dimensione spirituale ed etica. Il denaro come un nulla spettacolare è diventato il mezzo per annientare i valori spirituali, ed il principio “I soldi non puzzano” è diventato il principio “religioso” supremo. L’apocalisse contemporanea non si basa sulla coscienza religiosa e non ha un carattere illusorio, ma è una realtà sempre più visibile che si fonda sullo sviluppo del capitalismo come ordinamento totalitario distruttivo.

La distruzione radicale del tessuto sociale, e in questo modo la distruzione dell’essere umano come essere sociale, rappresenta un’altra “qualità” del capitalismo. Il capitalismo degenera l’essere umano in quanto essere naturale (erotico) e sociale poiché fa degenerare i rapporti tra gli esseri umani. Esso annienta il bisogno dell’uomo per l’uomo e crea un uomo patologico, in primo luogo perchè dall’infanzia gli annulla il bisogno degli altri esseri umani e in questo modo la possibilità di sviluppare il sentimento umano. Il capitalismo produce un essere umano solitario, perso nella nullità capitalistica, incline alla fuga dal mondo reale verso quello illusorio. Gli esseri umani diventano le monadi di Leibniz tecnicizzate. Ancora peggio, indurre nell’uomo la paura verso l’uomo rappresenta la base della “socialità” capitalistica. Trasformare l’uomo in nemico dell’uomo rappresenta uno dei peggiori delitti del capitalismo. Con la distruzione dell’essere umano come essere sociale mediante la “fabbricazione” di individui atomizzati, in guerra permanente, il capitalismo acuisce il dissidio tra la certezza dell’esistenza immediata dell’essere umano come individuo e la certezza dell’esistenza dell’umanità. Infatti, la certezza dell’esistenza immediata dell’essere umano come individuo in virtù del meccanismo di riproduzione capitalistico, che lo trasforma in un egoista distruttivo, mette sempre più drammaticamente in questione la capacità dell’umanità di assicurarsi l’esistenza. E questo a maggior ragione in quanto l’atomizzazione degli esseri umani è la peggior forma della loro de-politicizzazione.

Il capitalismo produce forme di “socialità” che degenerano l’essere umano in quanto essere sociale. La “socialità” si riduce alla lotta tra gli esseri umani, alla bugia, all’inganno, al delitto… Nel mondo contemporaneo niente distrugge con più efficacia il bisogno dell’uomo per l’uomo che il contatto dell’uomo con l’uomo. Cessano i rapporti autentici tra gli uomini, nei quali l’essere umano può realizzarsi come un essere libero, erotico, emotivo, spirituale e creativo, e i rapporti tra gli uomini assumono un carattere tecnico e distruttivo così come l’essere umano stesso diventa un essere meccanico e distruttivo. Il capitalismo crea un surrogato della socialità nella forma dei “consumatori”, degli “spettatori”, dei “fans”, “del popolo di facebook”… Lo sport è uno dei mezzi più importanti della degenerazione e della distruzione della socialità umana. Gli sportivi sono ridotti a classe quasi-militare adibita al divertimento e al circo, come equilibristi da salti mortali, e il pubblico è ridotto alla “massa dei tifosi”. Gli spettacoli musicali, le feste della birra ed altre sbevazzate, le discoteche, i supermercati ed i centri commerciali, le zone pedonali nei quartieri commerciali delle città eccetera – sono tutte forme di produzione capitalistica di “socialità” privata di ogni naturalezza e sentimento umano. Essa si riduce a quelle ”masse consumistiche” il cui atteggiamento condiziona il processo della riproduzione capitalistica distruttiva, vale a dire una vita del tutto commercializzata. Il capitalismo trasforma l’essere umano da essere sociale in essere consumistico, e la società da comunità di persone emancipate diviene moltitudine di consumatori. Il mega-store è diventato lo spazio sociale più importante, e i “saldi” di fine stagione con la relativa pazza corsa consumistica  sono le forme più autentiche mediante le quali si manifesta la socialità capitalistica.

Per quanto riguarda l’internet, le possibilità sempre più grandi della “comunicazione” tecnica sono diventate sostitutive delle sempre più esigue occasioni di rapporti umani autentici. Invece di instaurare rapporti immediati tra gli esseri umani, si instaurano “rapporti” mediante un’immagine “abbellita” che corrisponde al modello del “volto di successo” secondo i criteri dei valori dominanti, cioè mediante l’auto-degradazione e l’auto-menomazione dell’essere umano. L’anonimato, la possibilità della immediata interruzione del contatto, la possibilità della “trasformazione” e del “ritocco” – tutto questo si frappone alla “comunicazione”. Sullo schermo del computer non appare la vera immagine dell’essere umano, ma la sua maschera. Per il tramite di internet non si instaurano rapporti tra gli esseri umani, bensì comunicazioni tecniche con le quali gli esseri umani vengono “liberati” dalla esistenza sensibile, erotica, emotiva, ovvero dalla esistenza sociale e dalla mediazione sociale. Sullo schermo appaiono immagini che non si possono percepire con i sensi, toccare, guardare negli occhi… immagini senza odore, senza voce, senza calore… Si ha l’impressione di essere “liberati” da quel mondo in cui l’essere umano non può realizzare la sua umanità e questo in modo da ridurre l’essere umano ad una apparizione tecnica mascherata. Il populismo di internet è la forma meno umana di populismo. Apparentemente, chiunque può mostrarsi in “pubblico” – ma è un “pubblico” virtuale, di esseri umani anonimi che si nascondono dietro lo schermo del computer. Inoltre, la maggior parte dei testi pubblicati in internet sono al di sotto di ogni livello culturale e vengono imposti agli altri mediante una sempre più aggressiva “presentazione tecnica” che corrisponde al meccanismo delle campagne pubblicitarie della “società consumistica”. La cosa peggiore è che i giovani accettano di essere precipitati nel mondo virtuale. Questa è la “risposta” conformistica dell’uomo solitario affondato nel fango della disperazione capitalistica. Accettare il mondo virtuale significa, infatti, accettare il mondo esistente dove non c’è posto per la giovinezza, per l’amore, per il futuro… Si tratta, in definitiva, di togliere ogni possibilità agli esseri umani di unirsi e di operare in quanto esseri politici tesi a sradicare ciò che è male.  L’annientamento dell’essere umano come essere sociale mediante la tecnica ed il modo di vita “consumistico” rappresentano la maniera più efficace per la sua de-politicizzazione. Senza alcun legame immediato e  organizzazione degli oppressi basata su di una qualche visione di un mondo futuro per il quale si debba lottare, uscire sulle strade si riduce allo scaricare la frustrazione, il che non contribuisce all’abbatimento del mondo inumano, bensì produce nuove forme di oppressione e sfruttamento.

 

Translated from Serbian by Mirjana Jovanović

Italian translation supervisor Andrea Martocchia

 

La mente vivificante contro l’irrazionalita’ distruttiva

L

Nel diventare un ordinamento totalitario distruttivo, il capitalismo ha messo in discussione il modo moderno di pensare basato sull’apriorismo esistenziale e sulla corrispondente  idea di progresso. In questo contesto, vengono messi in discussione l’umanesimo che ha un carattere essenziale e la critica del capitalismo che parte da criteri essenziali. Distruggendo in modo sempre più intensivo la vita sulla Terra, il capitalismo ha abolito il relativismo ontologico che si fonda sulla certezza esistenziale. Ciò che veramente esiste, viene determinato dall’annientamento capitalistico della vita che ha carattere totalitario. Niente  è più non-essere, il che significa nullità essenziale, ma una  completa  e definitiva sparizione dell’umanità.

E’ necessario sviluppare un modo di pensare tale che renda possibile capire in maniera esatta la dominante tendenza dello sviluppo globale e che, sulla base dell’eredità umanistica, instauri un vasto movimento sociale che potrà impedire la distruzione del mondo. Dal punto di vista storico la mente ha acquisito l’autocoscienza dalla lotta dell’uomo per la libertà. Considerando che il capitalismo in modo sempre più drammatico minaccia la sopravvivenza del mondo vivente, la mente contemporanea può acquisire l’ autocoscienza dalla lotta del genere umano per la sopravvivenza. La critica al capitalismo basata sul relativismo essenziale deve essere sostituita dalla critica che parte dalle provocazioni esistenziali del capitalismo imposte al genere umano. Al posto della dominante irrazionalità distruttiva, che porta alla totale annichilazione, deve essere affermata una mente vivificante capace di creare un mondo umano.

La pratica vivificante come principio universale e totalizzante deve essere il punto di partenza nella lotta contro il capitalismo. Essa acquisisce un concreto significato storico nei confronti del capitalismo come ordinamento totalitario distruttivo e sulla base delle potenzialità vivificanti della natura e dell’essere umano. Pratica vivificante significa ravvivare le potenzialità vivificanti della materia, della natura vivente, dell’uomo, della storia, della società umana… Il risultato più importante della pratica vivificante deve essere la società come comunità di persone libere e creative, e la natura come totalità elaborata e vivificante. Il capitalismo non dà vita, bensì distrugge le potenzialità vivificanti della materia, della natura vivente, della storia… Esso ha strumentalizzato e degenerato le potenzialità vivificanti dell’essere umano: esse servono per creare un “mondo tecnico” nel quale non c’è posto né per la natura né per l’uomo.

La pratica vivificante umana implica la libertà, il che significa superamento della pura naturalezza mediante un attivo e variato rapporto verso la natura e mediante la creazione di un mondo nuovo. Le specifiche potenzialità vivificanti dell’uomo quale più alta forma nell’evoluzione della natura rappresentano un legame tra la natura e l’uomo e sono la base dell’evoluzione dell’uomo in quanto essere naturale peculiare. Trattasi della trasformazione dell’uomo da puro essere naturale in essere libertario. Mediante una elaborata pratica vivificante, l’essere umano si trasforma da essere generico in un essere vivificante emancipato che non riproduce solo la sua capacità vivificante, come succede nel mondo animale, ma plasma il proprio mondo. In questo senso, si deve fare differenza tra la pratica vivificante come creazione di pura vita e la pratica vivificante come creazione di un mondo umano. In altre parole, si deve fare la differenza tra il principio naturalistico di vitalizzazione e quello storico: l’essenza del principio naturalistico di vitalizzazione è il determinismo; l’essenza del principio storico di vitalizzazione è la libertà.

Le potenzialità vivificanti dell’uomo come essere naturale e umano possono essere realizzate nella natura solo in quanto insieme vivificante.  Il rapporto attivo dell’essere umano verso la natura offre la possibilità di superare la pura naturalezza se ciò implica la preservazione e lo sviluppo delle forze vivificanti della natura. Il principio vivificante è il cordone ombelicale che unisce l’essere umano alla natura trasformandoli in un insieme vivificante. La natura vivente non è mera materia, ma una materia formata mediante il processo vivificante dell’evoluzione, ed in questo senso è una materia specifica, e come tale è la base del mondo umano come universo specifico. Essa è organizzata come un tuttoorganico che sviluppa forme di vita superiori, il che significa che è caratterizzata da un attivismo vivificante. L’essere umano è la più alta forma vivificante nell’evoluzione della materia vivente mediante la quale la natura è diventata auto-consapevole e vivificante insieme. La pratica libertaria e creativa dell’uomo è quel potere che dà alla materia una dimensione storica, il che vuol dire che mediante essa un insensato movimento meccanico diventa un sensato movimento storico. L’ universale e creativo essere dell’uomo, che ha illimitate potenzialità auto-riproduttive rappresenta la base del principio vivificante umano. Ogni atto creativo apre nell’uomo un nuovo spazio creativo e così ad infinitum. Il diventare dell’uomo un essere storico auto-consapevole, vale a dire un essere del futuro, rappresenta il risultato più importante della realizzazione delle potenzialità vivificanti della natura, e la capacità di plasmare il futuro rappresenta la più autentica espressione della forza vivificante della società umana.

Il capitalismo in quanto ordinamento totalitario distruttivo non annichilisce soltanto la storia, ma anche l’evoluzione degli esseri viventi, il che innanzitutto vuol dire l’evoluzione dell’essere umano come forma più sviluppata della vita sulla Terra. Si tratta di una mutazione capitalisticamente condizionata dell’uomo che lo riduce alla sua degenerazione come essere naturale, creativo e sociale. Il capitalismo annienta le potenzialità vivificanti dell’essere umano condizionate dalla natura e dalla storia, lo riduce ad una materia tecnicamente organizzata, e riduce la società umana ad un formicaio meccanico.  In questo modo, vengono degenerate ed annientate le potenzialità vivificanti della materia vivente accumulate nel gene umano nel corso di più di tre miliardi di anni di evoluzione del mondo vivente, come anche le capacità creative dell’essere umano che sono il prodotto dello sviluppo storico e che possono realizzarsi soltanto dentro una società come comunità naturale umanizzata. In essenza, il capitalismo svaluta e abolisce l’uomo come essere umano e naturale. La tesi sempre più diffusa secondo cui “l’umanità tradizionale” sarebbe superata e che debba svilupparsi la razza dei cyborgs indica che l’uomo come essere umano e naturale è diventato un ostacolo per il capitalismo, e come tale inutile.

Il ponte che l’essere umano ha costruito durante la sua esistenza storica, che lo porta verso il futuro, ha già cominciato a crollare. Il meccanismo capitalistico di propaganda cerca di impedire all’essere umano di diventare consapevole di questo processo. Ancora peggio, la vita degenerata in modo capitalistico plasma una coscienza di tipo tale da impedire agli esseri umani di capire la natura del pericolo che sovrasta l’umanità. Il capitalismo impone un modo di pensare che non permette all’uomo di cercare risposte a domande che sono di vitale importanza per la sua sopravvivenza e libertà. Allo stesso tempo, il crollo economico del capitalismo, che direttamente espone a pericolo la vita di un sempre più alto numero di esseri umani, marginalizza domande dalle quali dipende l’esistenza dell’umanità e relativizza la loro drammaticità. Che importanza ha la distruzione di boschi e lo sciogliersi di ghiacciai per un uomo che con la sua famiglia sta morendo in povertà? La cosa più fatale è che la sfida esistenziale imposta dal capitalismo all’umanità sta in totale contraddizione con la natura dell’uomo plasmato dal capitalismo. Costui è un piccolo borghese che non sente alcuna responsabilità per l’esistenza del mondo e per il quale la questione della sopravvivenza dell’umanità si riduce alla questione della sopravvivenza personale. La reazione spontanea del piccolo borghese atomizzato alla sempre più reale possibilità di una distruzione globale non è di prevenire la distruzione del mondo, ma di trovare rifugio per sé stesso. Questo a maggior ragione in quanto la preservazione del ponte rappresenta una sfida che supera di gran lunga forze individuali umane e l’uomo come individuo solitario si sente inerme davanti all’imminente cataclisma. Il compito più importante della mente vivificante è quello di indicare l’importanza esistenziale della socialità e di contribuire in questo modo ad accrescere il bisogno dell’essere umano per il suo prossimo. Senza una emancipata e combattiva socialità l’essere umano è condannato ad una solitaria disperazione che lo porta alla morte.

 

Translated from Serbian by Mirjana Jovanović

Italian translation supervisor Andrea Martocchia

 

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