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Omosessualità

O

Nel capitalismo contemporaneo si sviluppano movimenti con sempre più componenti omosessuali, i quali secondo l’ “umanesimo-naturalismo” di Marx apparterebbero ad una socialità degenerata e, di conseguenza, ad una naturalità degenerata. Non si tratta di una natura biologicamente “malata” dell’essere umano (l’uomo è un essere eterosessuale con una predisposizione organica alla omosessualità), ma dei rapporti sociali dominanti e delle corrispondenti sollecitazioni valoriali. Non è questione di un ”essere umano malato”, ma di una società malata. Quindi, non dobbiamo curare esseri umani, ma è necessario creare una “società sana” (Fromm) nella quale si sviluppino persone sane. L’omosessualità è un fenomeno sociale concreto (storico) condizionato dalla natura dell’ordinamento dominante. Questa è una delle forme in cui si manifesta un determinato sistema valoriale che regola i rapporti tra i sessi e come tale è un aspetto concreto del funzionamento sociale. L’antico Eros omosessuale ha avuto una natura sostanzialmente diversa dalla omosessualità capitalisticamente condizionata. La comunità omosessuale di oggi è una delle forme in cui si manifesta una socialità degenerata capitalisticamente. Lo sviluppo di rapporti omosessuali corrisponde allo sfacelo della famiglia in quanto comunità naturale evoluta, e della trasformazione del matrimonio in legame economico. Le comunità omosessuali ottengono una legittimità “sociale” non in relazione alla famiglia in quanto comunità naturale evoluta, bensì in relazione alla disperazione solitaria creata dal capitalismo. La comunità omosessuale è la forma estrema della famiglia capitalisticamente degenerata e lo sviluppo della pederastìa contribuisce alla soppressione della possibilità di creare la famiglia come comunità naturale evoluta. Allo stesso tempo, distruggendo l’uomo come un essere naturale ed umano il capitalismo distrugge la socialità autentica sterilizzando l’Eros ed, in questo modo, distrugge la capacità di riproduzione biologica della società. La “riproduzione sociale” è diventata un segmento della distruttiva riproduzione capitalistica la quale, come in tutti gli aspetti della vita, si basa sul principio: “I soldi non puzzano”. L’inseminazione artificiale, la vendita del materiale seminale, l’utero in affitto, la vendita di bambini – tutte queste sono forme legali e legittime di riproduzione capitalistica. Il capitalismo assorbe nella sua orbita esistenziale e valoriale le sempre più perniciose conseguenze che esso stesso produce attribuendo ad esse uno status istituzionale e trasformandole in strumenti del suo proprio sviluppo.

Avendo presente che il capitalismo distrugge l’uomo quale essere naturale ed umano, lo scopo del matrimonio è l’esistenza dell’umanità in quanto comunità evoluta e naturale. Il matrimonio è una comunità istituzionalizzata tra donna e uomo, che offre l’opportunità per una riproduzione biologica stabile della società e per educare figli. Quando il matrimonio è privo della dimensione vivificatrice, esso perde il senso primario di esistere. Allo stesso tempo, il matrimonio senza la dimensione vivificatrice diventa un involucro dove è possibile inserire i più diversi contenuti. Se si parte dal principio omosessuale come base per stabilire la comunità matrimoniale, perchè non dovrebbe essere permesso il matrimonio tra fratelli, tra sorelle, tra madre e figlia, padre e figlio, nonna e sua nipote, nonno e suo nipote…? L’importanza dei legami familiari sta innanzitutto nella prospettiva della esistenza biologica, vale a dire che si basa sul fatto che l’incesto comporta la degenerazione fisica e mentale della discendenza. Nei rapporti omosessuali, che non hanno carattere prolifico, questo problema non esiste. Nel divenire dell’omosessualità un principio-base del matrimonio, vengono cancellati tutti i limiti e con ciò ogni intendimento tradizionale dei legami familiari basati sul rapporto eterosessuale. Inoltre, viene abolita la dimensione storica dell’essere umano e, in questo contesto, la visione umanistica ed esistenziale del futuro dell’umanità. Non soltanto quale aspetto avrà, ma come sarà possibile l’esistenza della società umana se essa verrà trasformata in gay e lesbiche? A questa domanda il capitalismo può dare solo una risposta di natura tecnica: inseminazione artificiale, che vuol dire la produzione tecnica di bambini. Nel mondo contemporaneo l’omosessualità è diventata un principio anti-esistenziale. Essa è uno dei modi per distruggere le capacità riproduttive dell’umanità e per creare una società sterile. L’omosessualità appare oggi come fenomeno di quella parte del mondo che va biologicamente decadendo e che distrugge l’essere umano come essere naturale, sociale e storico.

La vera natura dei “diritti degli omosessuali” si può vedere in relazione ai diritti dei bambini. Quale è quella “umanità” che contesta necessità e diritti fondamentali dei bambini? Al posto di preservare la famiglia ed, in questo contesto, di lottare per i diritti dei bambini ad avere ambo i genitori ed il loro amore e la loro cura, si insiste sui “diritti degli omosessuali ad adottare bambini”. Per di più, la comunità di bambini e “genitori” monosessuali sta diventando un modello per la “famiglia del futuro”. In questo modo viene distrutta la dialettica del rapporto erotico tra uomo e donna che è la base dello sviluppo sano della sessualità (personalità) infantile. In fondo, perchè i bambini devono avere genitori? Perchè non vengono istituite delle industrie per la produzione e l’educazione di bambini – come proponeva Platone e come fecero i nazisti? L’adozione non è solo un modo di “risolvere il problema” dei bambini orfani, ma è diventato il principio fondamentale per i matrimoni omosessuali. La soluzione dell’adozione si fonda sulle conseguenze create dal capitalismo come ordinamento inumano par excellance, o più precisamente, sulla privazione delle possibilità per i bambini di soddisfare i loro elementari bisogni umani. L’adozione implica la privazione ai bambini dei loro genitori naturali, cioè privarli del diritto di avere un padre e una madre. Al posto di “padre” e “madre” in Occidente nei documenti personali sempre più spesso c’è scritto “primo e secondo genitore”. Gli uni “producono” ed abbandonano i bambini, gli altri li adottano. L’adozione dei bambini è diventata un’operazione commerciale-monetaria e tecnica. Bambini vengono venduti e comprati come fossero degli oggetti. Per loro c’è il “periodo di garanzia” – come per qualsiasi altra merce. Insieme alla negazione dei diritti dei bambini ad avere propri genitori viene negata la pedagogia umanistica, che vuol dire il sistema pedagogico basato sugli sforzi di valorizzare l’essere naturale nell’uomo mediante la famiglia in quanto comunità naturale evoluta. Allo stesso tempo, deprivare i bambini dell’amore e della considerazione dei genitori è la causa delle più gravi malattie mentali e delle peggiori forme di patologia sociale.

Il diritto fondamentale dei bambini è il diritto al futuro, e questo vuol dire il diritto ad un mondo umano e ad un ambiente di vita sano. La realizzazione dei bisogni dei bambini come esseri umani e naturali è diventata la questione dell’esistenza stessa dell’umanità. Lo sforzo dei raggruppamenti capitalistici più reazionari di ridurre il numero di abitanti sul Pianeta sotto a un miliardo include la sterilizzazione delle persone e lannientamento della “eccedenza”. In questo contesto i bambini non sono più visti come il “più grande tesoro”, bensì come il più grande pericolo per l’esistenza dell’umanità. L’idea del futuro non è percepita partendo dalle potenzialità creative dell’essere umano e dalla visione umanistica del mondo, ma dal “fatto” che le risorse umane sono limitate e che il numero degli abitanti sul Pianeta deve essere conforme a queste. Invece di adoperarsi a sradicare la frenesia consumistica dominante nei paesi più sviluppati dell’Occidente, che è la principale causa del deperimento del Pianeta, sempre più forti sono le pretese di annientare i miliardi in “surplus”, con riferimento prima di tutto ai bambini. Annientando i bambini, il capitalismo annienta la forza vivificatrice dell’umanità e trasforma la società umana in un mondo di Matusalemme fisicamente e mentalmente degenerati.

Nelle relazioni omosessuali il corpo umano perde la sua dimensione erotica originale e viene strumentalizzato in modo innaturale ed inumano. Esso diventa l’oggetto dell’esibizionismo sessuale dove il ruolo più importante lo hanno parti del corpo che non hanno a che fare con l’erotismo originale e tanto meno con la natura vivificatrice dell’essere umano. Non si tratta di una relazione umanizzata e naturale, bensì di una innaturale e quindi disumanizzata relazione nella quale il corpo del “partner” viene ridotto a mezzo per arrivare all’orgasmo. La penetrazione del pene nell’ano è una penosa violenza nei confronti dell’organismo del “partner” e (come anche il “sesso orale”) rappresenta una forma degradante di “rapporto sessuale”. La base psicologica dell’omosessualità non è il bisogno dell’essere umano emancipato per l’amore, ma è la paura della solitudine, del rifiuto sociale, dell’incertezza… Al posto dei rapporti di parità tra i “partners”, domina il rapporto sado-masochistico che è un’espressione diretta della posizione dell’essere umano nel capitalismo quale ordinamento di classe basato sul principio: “Calpesta o sei calpestato”. Il bisogno di dominazione e di soggiogamento diventa la base della dialettica dei “giochi sessuali”. E’ stato “assunto” il modello di rapporti interpersonali su cui si basa il rapporto prevalente tra donna e uomo, dove le donne sono ridotte a oggetto di umiliazione sessuale.

L’aspirazione per la realizzazione dell’uomo come essere umano va molto oltre la dimensione (omo)sessuale dell’uomo. Insistere sull’omosessualità come questione base con la quale determinare l’identità umana diventa il modello della mutilazione del sentimento umano e produce un essere umano “unidimensionale” (Marcuse). Il sentimento umano viene ridotto ad un certo tipo di sessualità. Essere “qualcuno” significa essere gay oppure macho-man. Questo diventa la forma elementare dell’affermazione sociale dell’essere umano mediante la quale vengono rimosse altre forme di affermazione dell’uomo come essere autonomo. In questo modo l’essere umano viene annientato come essere storico, libertario e dotato di idealità. Il “movimento gay” si fonda su una umanità ridotta e su una socialità degenerata. L’essere umano acquisisce la propria individualità umana e sociale mediante la sua sessualità e non mediante il suo status civile, l’appartenenza di classe, l’autocoscienza nazionale, la famiglia, la cultura o le convinzioni politiche e religiose… L’”orgoglio” non è legato alla lotta per la libertà, all’esistenza nazionale e alla giustizia sociale, alla preservazione della natura e del genere umano… bensì a una (omo)sessualità che è di carattere anti-esistenziale. Gli omosessuali non sono orgogliosi perchè sono esseri umani, ma perchè sono “gay” e “lesbiche”. La sessualità non è più una questione personale, ma acquisisce una promozione spettacolare pubblica. Il bisogno di socialità è ridotto ad un esibizionismo sessuale con un banale carattere da circo. La umanità ridotta è oggigiorno di natura sostanzialmente differente da quella del passato. Essa si manifesta in relazione alle sempre più effettive possibilità di distruzione del mondo ed in relazione alle forze creative dell’essere umano che è capace di abolire la società di classe e di creare un nuovo mondo.

“La lotta per i diritti degli omosessuali” indica l’ipocrisia del mondo capitalistico. Perchè la “lotta per i diritti di omosessuali” è priva di una dimensione universalmente-umana e ideale? Perchè coloro che si richiamano all’”umanità” quando si tratta di omosessuali, non lottano contro il mondo inumano e per un mondo umano? “La lotta per i diritti degli omosessuali” non ha un carattere umanistico, ma politico, e contribuisce a preservare il mondo esistente.  Le parate di omosessuali sono la più alta manifestazione della “democrazia”, e il “rispetto dei diritti degli omosessuali” è la più alta affermazione dell’”umanità” dell’ordinamento dominante. Con l’imporre la questione della “realizzazione dei diritti degli omosessuali”, viene rimossa dalla scena pubblica ogni questione che riguarda l’esistenza dell’umanità e la libertà dell’essere umano: la degradazione biologica dei popoli, la depredazione senza riguardo delle classi lavoratrici, la morte per malattie, per fame e sete, la criminalizzazione della società, l’instaurazione dello stato di polizia, l’analfabetismo, la solitudine, l’annientamento di popoli interi da parte dell’Occidente “democratico”, gli esperimenti con il materiale genetico, la produzione di materiale sempre più potente per la distruzione in massa, la contaminazione della popolazione e del terreno, le malattie mentali, la distruzione del suolo e degli organismi viventi mediante le piante geneticamente modificate, le avarìe delle centrali nucleari, i suicidi, le violenze, le prestazioni mediche sempre più costose e le manipolazioni sempre più distruttive con i prodotti farmaceutici, le sempre più grandi differenze sociali e la sempre più profonda la miseria nella quale vivono le classi lavoratrici, i bambini e i pensionati, l’ambiente di vita contaminato sempre di più, il cibo sempre più tossico, il monopolio capitalista sui mass-media…  Allo stesso tempo, “la lotta per i diritti degli omosessuali” semina discordia tra le persone sulla base del loro orientamento sessuale che distrugge quelle forme di socialità (l’integrazione nazionale e di classe) che danno opportunità all’essere umano di sopravvivere e di ottenere la libertà.

La questione della (omo)sessualità può essere compresa in modo umanistico solo nel contesto della realizzazione di una integrale umanità dell’uomo, nella prospettiva della lotta per preservare la vita sulla Terra e per creare un mondo umano. La distanza critica rispetto al capitalismo dal punto di vista di una società umana implica allo stesso tempo anche la distanza critica rispetto all’omosessualità dal punto di vista dell’essere umano come essere evoluto naturale (vivificatore) e sociale. Su questa base gli omosessuali come esseri umani emancipati possono contribuire allo sviluppo di rapporti sociali che offrano la possibilità di superare la unidimensionalità (omo)sessuale. Si deve fare differenza tra quegli omosessuali che sono esseri umani emancipati e quelli la cui concezione del mondo e del futuro si basa sul loro orientamento sessuale. I primi sono in grado di comprendere l’omosessualità come fenomeno sociale nel contesto della lotta per l’esistenza dell’umanità e della creazione di un mondo umano; gli altri sono privi di una coscienza critica e ideale, e sono impantanati senza speranza nel fango capitalistico. L’emancipazione degli omosessuali, come esseri umani, dall’omosessualità è solo una delle forme mediante le quali l’essere umano viene liberato dai bisogni innaturali ed inumani che il capitalismo ha creato nell’uomo. Infatti, l’emancipazione degli omosessuali dalla omosessualità è solo una delle forme mediante cui l’essere umano viene emancipato dal capitalismo.  L’essere umano che è cosciente delle conseguenze disastrose dello sviluppo del capitalismo si deve opporre al demonio che  il capitalismo ha piantato in lui, in modo che egli, insieme ad altri esseri umani, lotterà contro il capitalismo e per un mondo umano. Tutti noi siamo delle vittime del capitalismo. Tutti noi dalla prima infanzia portiamo dentro di noi il germe del male il quale, nel mondo inumano, si sviluppa e distrugge l’umano in noi. Noi siamo tutti inclini alla violenza, alla gelosia, siamo egoisti, “perversi”, distruttivi… E’ solo questione di fino a che punto possiamo controllare e sopprimere il male in noi. L’unico modo per un essere umano di vincere il male piantato in lui è di combattere contro l’ordinamento sociale che crea il male e  sollecita il suo sviluppo. La solitudine è il terreno sul quale si sviluppa nel modo migliore il seme capitalistico del male. Lo sviluppo dei rapporti sociali e la trasformazione della società in una comunità di esseri umani liberi è il modo migliore con cui l’uomo può opporsi al male e sviluppare il proprio sentimento umano. Si tratta, infatti, dello sviluppo di una società emancipata e combattiva. Per questo motivo, iniziative sociali e movimenti operai che portano esseri umani fuori dalla loro tana di solitudine ed offrono loro la possibilità, lottando contro il mondo inumano, di avere delle esperienze di se stessi come esseri sociali, hanno un’importanza enorme. Nella lotta per l’esistenza dell’umanità e per la creazione di un mondo umano verranno alla luce quelle qualità delle persone che le uniscono e le fanno diventare umane.

Invece di adoperarsi per un mondo umano e per una umanità vera, la soluzione della questione dell’omosessualità viene cercata nel capitalismo che produce le forme peggiori di patologia sociale. In una società inumana le questioni umane possono essere “risolte” unicamente in modo inumano. Soltanto in una società umana le questioni umane possono essere risolte in modo umano.

 

Translated from Serbian by Mirjana Jovanović

Italian translation supervisor Andrea Martocchia

 

Nichilismo capitalistico

N

Il capitalismo è un ordinamento nichilistico non solo perchè esclude ogni giudizio valoriale, ma anche perchè distrugge le potenzialità vivificatrici della natura e dell’essere umano. Il nichilismo capitalistico non ha soltanto un carattere anti-umano, ma anche anti-esistenziale. La natura “conosce” la morte, che è la condizione del rinascere, ma non “conosce” la distruzione della vita. Nella natura e nella storia la morte apre alla possibilità di nuova vita: essa è per sua natura vivificatrice. Il capitalismo distrugge il ciclo stesso della morte e della rinascita, cioè le potenzialità vivificatrici della morte, e produce una nullità distruttiva.

Il capitalismo non solo crea uno Stato totalitario, bensì anche una società totalitaria. Infatti, la vita stessa è diventata una forza totalizzante che forma il carattere degli esseri umani e la loro coscienza, i rapporti tra di loro, il rapporto verso la natura… L’essere umano diventa distruttore non solo mediante il suo lavoro e il suo consumismo ma pure nella sfera vitale capitalistica, cioè vivendo la vita alla maniera capitalistica, per 24 ore al giorno e senza risparmiare nessuno. Il capitalismo costringe gli esseri umani a vivere la vita in modo distruttivo e in questo modo essi diventano complici nella distruzione del mondo. Una vita sempre più senza riguardo, che si basa sul sempre più veloce svolgimento del processo della riproduzione capitalistica, permette agli esseri umani di esistere solo se si comportano conformemente ai processi dominanti. Questa è la causa di una delle più dannose forme di patologia sociale: gli esseri umani cercano di privarsi delle elementari caratteristiche umane per poter sopravvivere nella società capitalistica totalitaria. Nel capitalismo l’essere umano non “migliora” mediante lo sviluppo delle proprie potenzialità umane specifiche, cioè come essere storico, ma mediante il modello dominante del vivere che lo priva della naturalezza e dell’umanità. L’origine della tragicità piccolo-borghese sta nel fatto che il piccolo borghese valuta se stesso mediante il vigente modello dominante il quale lo svaluta come essere umano. L’intangibile dominio del principio “I soldi non puzzano” porta al fatto che l’essere umano si espone all’umiliazione peggiore e che commette i peggiori delitti per ottenere soldi e affermazione sociale. Non è più la fuga dalla libertà (Fromm), bensì la fuga dalla responsabilità della distruzione della vita ciò che domina nelle società capitalistiche più sviluppate. Questa è la base del conformismo contemporaneo. Esso non è soltanto di natura anti-libertaria, ma prima di tutto anti-esistenziale. Il piccolo borghese si leva di dosso ogni responsabilità per la distruzione della vita e la riporta a un “Dio”, al Sole, alle stelle, alle profezie bibliche o d’altro tipo, a “forze terrestri misteriose” che si manifestano nella forma di “logge massoniche” e di altri gruppi che agiscono “dall’ombra”. La crisi sempre più drammatica dell’esistenza, invece di spingerlo alla lotta contro il capitalismo, lo induce a fuggire in mondi illusori offertigli dall’industria del divertimento, dalla chiesa, dalle sette, dalla droga, dall’ alcool… Nel contempo, la forma più importante di fuga dalla responsabilità della distruzione del mondo è il consumismo. Lo sviluppo della mentalità da “ubriacatura per l’acquisto”, cioè il totale affogamento dell’essere umano nel pantano capitalistico, è la più rovinosa forma di fuga dalla realtà. Anche qui viene confermato il principio che il capitalismo fonda il profitto sulla distruzione del mondo e dell’essere umano, e che questo ha carattere universale.

Il totalitarismo capitalistico è la forma più malvagia di totalitarismo che la storia conosca. Esso si basa sulla commercializzazione totale della natura e della società. Ogni angolo del Pianeta ed ogni segmento della vita sociale ed individuale sono diventati parte integrante del meccanismo della distruttiva riproduzione capitalistica. Altre forme storicamente date di totalitarismo appaiono relazionarsi o a un’idea di passato, o a una qualche idea trascendentale, oppure a una idea di futuro – e ciò apre la possibilità a una loro critica. Il totalitarismo capitalistico contemporaneo si fonda sul nichilismo distruttivo: esso annichilisce sia l’idea della trascendenza che l’idea di un futuro (o passato) e con ciò ogni possibilità di stabilire una distanza critica dal mondo esistente. All’inizio del suo sviluppo, il capitalismo creava una coscienza visionaria che apriva non soltanto lo spazio per il suo sviluppo, ma anche quello per il suo superamento (More, Campanella, Hobbes, Bacone, Owen, Fourier). Nel diventare un ordinamento totalitario distruttivo, il capitalismo annulla ogni coscienza visionaria e crea una coscienza positivistica totalitaria alla quale conviene l’idea della “fine della storia” e dell’”ultimo uomo” (Fukuyama). “Democrazia” è un altro termine per la fine della storia.

Il capitalismo abolisce la storia trasformando il tempo storico in eventi meccanici, cioè nel nulla positivo. Con il capitalismo comincia il tempo non-storico che è di carattere distruttivo e che rappresenta la distruzione della vita sulla Terra. Il misurare del tempo capitalistico non ha soltanto un carattere anti-storico, ma anche anti-esistenziale. Il “nulla” non è solo una vita insensata (irriflessiva), ma è la estinzione della vita. Il capitalismo è una forza totalizzante distruttiva che produce una nullità totale e cioè una tragicità di carattere fatale e senza speranza. Ciò che nella dimensione vitale ed umana appare come fenomeno reale, nell’orizzonte esistenziale e valoriale capitalistico diventa nulla. Il capitalismo annienta ciò che è umano affinché inumano ed anti-umano ottengano una dimensione spettacolare. In questo processo, non le cose e i fenomeni, ma il processo stesso dell’annientamento assume carattere feticistico. Attenendosi al mito del carattere “rivoluzionario” del capitalismo, Marx non ha capito che il capitalismo non si proietta nel futuro in primo luogo mediante lo sviluppo delle forze produttive e delle potenzialità emancipatrici della società borghese, bensì mediante la distruzione della natura e dell’essere umano, come anche mediante la distruzione dell’eredità emancipatrice della società borghese. Il “progresso” capitalistico elimina ogni possibilità di futuro: essa appare come u-topos [non-luogo, utopia] degenerata in senso capitalistico. Il capitalismo si stabilizzerà finalmente nel momento in cui avrà annientato la vita sul Pianeta e sarà arrivato al livello “zero” della natura inanimata.

Il cataclisma cristiano [l’Apocalisse] significa la fine della vita materiale e l’inizio di quella “vera”. Questo non è possibile in un essere umano privato dell’anima, vale a dire, se in lui è stata distrutta la fede in un mondo “reale”. Il capitalismo rapisce all’essere umano l’anima che è il simbolo della forza vitale dell’essere umano come essere spirituale e rappresenta la possibilità elementare di una sua deificazione. Il cataclisma capitalistico annienta la possibilità del cataclisma cristiano: non c’è peccato né redenzione, non c’è il pentimento né il perdono… Il capitalismo ha trasformato il mondo nel suo spazio pubblicitario, e l’essere umano nel fanatico edonista-distruttivo che non ha bisogno di incitamenti validi che siano al di sopra del mondo esistente. I rapporti umani hanno perso la dimensione spirituale ed etica. Il denaro come un nulla spettacolare è diventato il mezzo per annientare i valori spirituali, ed il principio “I soldi non puzzano” è diventato il principio “religioso” supremo. L’apocalisse contemporanea non si basa sulla coscienza religiosa e non ha un carattere illusorio, ma è una realtà sempre più visibile che si fonda sullo sviluppo del capitalismo come ordinamento totalitario distruttivo.

La distruzione radicale del tessuto sociale, e in questo modo la distruzione dell’essere umano come essere sociale, rappresenta un’altra “qualità” del capitalismo. Il capitalismo degenera l’essere umano in quanto essere naturale (erotico) e sociale poiché fa degenerare i rapporti tra gli esseri umani. Esso annienta il bisogno dell’uomo per l’uomo e crea un uomo patologico, in primo luogo perchè dall’infanzia gli annulla il bisogno degli altri esseri umani e in questo modo la possibilità di sviluppare il sentimento umano. Il capitalismo produce un essere umano solitario, perso nella nullità capitalistica, incline alla fuga dal mondo reale verso quello illusorio. Gli esseri umani diventano le monadi di Leibniz tecnicizzate. Ancora peggio, indurre nell’uomo la paura verso l’uomo rappresenta la base della “socialità” capitalistica. Trasformare l’uomo in nemico dell’uomo rappresenta uno dei peggiori delitti del capitalismo. Con la distruzione dell’essere umano come essere sociale mediante la “fabbricazione” di individui atomizzati, in guerra permanente, il capitalismo acuisce il dissidio tra la certezza dell’esistenza immediata dell’essere umano come individuo e la certezza dell’esistenza dell’umanità. Infatti, la certezza dell’esistenza immediata dell’essere umano come individuo in virtù del meccanismo di riproduzione capitalistico, che lo trasforma in un egoista distruttivo, mette sempre più drammaticamente in questione la capacità dell’umanità di assicurarsi l’esistenza. E questo a maggior ragione in quanto l’atomizzazione degli esseri umani è la peggior forma della loro de-politicizzazione.

Il capitalismo produce forme di “socialità” che degenerano l’essere umano in quanto essere sociale. La “socialità” si riduce alla lotta tra gli esseri umani, alla bugia, all’inganno, al delitto… Nel mondo contemporaneo niente distrugge con più efficacia il bisogno dell’uomo per l’uomo che il contatto dell’uomo con l’uomo. Cessano i rapporti autentici tra gli uomini, nei quali l’essere umano può realizzarsi come un essere libero, erotico, emotivo, spirituale e creativo, e i rapporti tra gli uomini assumono un carattere tecnico e distruttivo così come l’essere umano stesso diventa un essere meccanico e distruttivo. Il capitalismo crea un surrogato della socialità nella forma dei “consumatori”, degli “spettatori”, dei “fans”, “del popolo di facebook”… Lo sport è uno dei mezzi più importanti della degenerazione e della distruzione della socialità umana. Gli sportivi sono ridotti a classe quasi-militare adibita al divertimento e al circo, come equilibristi da salti mortali, e il pubblico è ridotto alla “massa dei tifosi”. Gli spettacoli musicali, le feste della birra ed altre sbevazzate, le discoteche, i supermercati ed i centri commerciali, le zone pedonali nei quartieri commerciali delle città eccetera – sono tutte forme di produzione capitalistica di “socialità” privata di ogni naturalezza e sentimento umano. Essa si riduce a quelle ”masse consumistiche” il cui atteggiamento condiziona il processo della riproduzione capitalistica distruttiva, vale a dire una vita del tutto commercializzata. Il capitalismo trasforma l’essere umano da essere sociale in essere consumistico, e la società da comunità di persone emancipate diviene moltitudine di consumatori. Il mega-store è diventato lo spazio sociale più importante, e i “saldi” di fine stagione con la relativa pazza corsa consumistica  sono le forme più autentiche mediante le quali si manifesta la socialità capitalistica.

Per quanto riguarda l’internet, le possibilità sempre più grandi della “comunicazione” tecnica sono diventate sostitutive delle sempre più esigue occasioni di rapporti umani autentici. Invece di instaurare rapporti immediati tra gli esseri umani, si instaurano “rapporti” mediante un’immagine “abbellita” che corrisponde al modello del “volto di successo” secondo i criteri dei valori dominanti, cioè mediante l’auto-degradazione e l’auto-menomazione dell’essere umano. L’anonimato, la possibilità della immediata interruzione del contatto, la possibilità della “trasformazione” e del “ritocco” – tutto questo si frappone alla “comunicazione”. Sullo schermo del computer non appare la vera immagine dell’essere umano, ma la sua maschera. Per il tramite di internet non si instaurano rapporti tra gli esseri umani, bensì comunicazioni tecniche con le quali gli esseri umani vengono “liberati” dalla esistenza sensibile, erotica, emotiva, ovvero dalla esistenza sociale e dalla mediazione sociale. Sullo schermo appaiono immagini che non si possono percepire con i sensi, toccare, guardare negli occhi… immagini senza odore, senza voce, senza calore… Si ha l’impressione di essere “liberati” da quel mondo in cui l’essere umano non può realizzare la sua umanità e questo in modo da ridurre l’essere umano ad una apparizione tecnica mascherata. Il populismo di internet è la forma meno umana di populismo. Apparentemente, chiunque può mostrarsi in “pubblico” – ma è un “pubblico” virtuale, di esseri umani anonimi che si nascondono dietro lo schermo del computer. Inoltre, la maggior parte dei testi pubblicati in internet sono al di sotto di ogni livello culturale e vengono imposti agli altri mediante una sempre più aggressiva “presentazione tecnica” che corrisponde al meccanismo delle campagne pubblicitarie della “società consumistica”. La cosa peggiore è che i giovani accettano di essere precipitati nel mondo virtuale. Questa è la “risposta” conformistica dell’uomo solitario affondato nel fango della disperazione capitalistica. Accettare il mondo virtuale significa, infatti, accettare il mondo esistente dove non c’è posto per la giovinezza, per l’amore, per il futuro… Si tratta, in definitiva, di togliere ogni possibilità agli esseri umani di unirsi e di operare in quanto esseri politici tesi a sradicare ciò che è male.  L’annientamento dell’essere umano come essere sociale mediante la tecnica ed il modo di vita “consumistico” rappresentano la maniera più efficace per la sua de-politicizzazione. Senza alcun legame immediato e  organizzazione degli oppressi basata su di una qualche visione di un mondo futuro per il quale si debba lottare, uscire sulle strade si riduce allo scaricare la frustrazione, il che non contribuisce all’abbatimento del mondo inumano, bensì produce nuove forme di oppressione e sfruttamento.

 

Translated from Serbian by Mirjana Jovanović

Italian translation supervisor Andrea Martocchia

 

La mente vivificante contro l’irrazionalita’ distruttiva

L

Nel diventare un ordinamento totalitario distruttivo, il capitalismo ha messo in discussione il modo moderno di pensare basato sull’apriorismo esistenziale e sulla corrispondente  idea di progresso. In questo contesto, vengono messi in discussione l’umanesimo che ha un carattere essenziale e la critica del capitalismo che parte da criteri essenziali. Distruggendo in modo sempre più intensivo la vita sulla Terra, il capitalismo ha abolito il relativismo ontologico che si fonda sulla certezza esistenziale. Ciò che veramente esiste, viene determinato dall’annientamento capitalistico della vita che ha carattere totalitario. Niente  è più non-essere, il che significa nullità essenziale, ma una  completa  e definitiva sparizione dell’umanità.

E’ necessario sviluppare un modo di pensare tale che renda possibile capire in maniera esatta la dominante tendenza dello sviluppo globale e che, sulla base dell’eredità umanistica, instauri un vasto movimento sociale che potrà impedire la distruzione del mondo. Dal punto di vista storico la mente ha acquisito l’autocoscienza dalla lotta dell’uomo per la libertà. Considerando che il capitalismo in modo sempre più drammatico minaccia la sopravvivenza del mondo vivente, la mente contemporanea può acquisire l’ autocoscienza dalla lotta del genere umano per la sopravvivenza. La critica al capitalismo basata sul relativismo essenziale deve essere sostituita dalla critica che parte dalle provocazioni esistenziali del capitalismo imposte al genere umano. Al posto della dominante irrazionalità distruttiva, che porta alla totale annichilazione, deve essere affermata una mente vivificante capace di creare un mondo umano.

La pratica vivificante come principio universale e totalizzante deve essere il punto di partenza nella lotta contro il capitalismo. Essa acquisisce un concreto significato storico nei confronti del capitalismo come ordinamento totalitario distruttivo e sulla base delle potenzialità vivificanti della natura e dell’essere umano. Pratica vivificante significa ravvivare le potenzialità vivificanti della materia, della natura vivente, dell’uomo, della storia, della società umana… Il risultato più importante della pratica vivificante deve essere la società come comunità di persone libere e creative, e la natura come totalità elaborata e vivificante. Il capitalismo non dà vita, bensì distrugge le potenzialità vivificanti della materia, della natura vivente, della storia… Esso ha strumentalizzato e degenerato le potenzialità vivificanti dell’essere umano: esse servono per creare un “mondo tecnico” nel quale non c’è posto né per la natura né per l’uomo.

La pratica vivificante umana implica la libertà, il che significa superamento della pura naturalezza mediante un attivo e variato rapporto verso la natura e mediante la creazione di un mondo nuovo. Le specifiche potenzialità vivificanti dell’uomo quale più alta forma nell’evoluzione della natura rappresentano un legame tra la natura e l’uomo e sono la base dell’evoluzione dell’uomo in quanto essere naturale peculiare. Trattasi della trasformazione dell’uomo da puro essere naturale in essere libertario. Mediante una elaborata pratica vivificante, l’essere umano si trasforma da essere generico in un essere vivificante emancipato che non riproduce solo la sua capacità vivificante, come succede nel mondo animale, ma plasma il proprio mondo. In questo senso, si deve fare differenza tra la pratica vivificante come creazione di pura vita e la pratica vivificante come creazione di un mondo umano. In altre parole, si deve fare la differenza tra il principio naturalistico di vitalizzazione e quello storico: l’essenza del principio naturalistico di vitalizzazione è il determinismo; l’essenza del principio storico di vitalizzazione è la libertà.

Le potenzialità vivificanti dell’uomo come essere naturale e umano possono essere realizzate nella natura solo in quanto insieme vivificante.  Il rapporto attivo dell’essere umano verso la natura offre la possibilità di superare la pura naturalezza se ciò implica la preservazione e lo sviluppo delle forze vivificanti della natura. Il principio vivificante è il cordone ombelicale che unisce l’essere umano alla natura trasformandoli in un insieme vivificante. La natura vivente non è mera materia, ma una materia formata mediante il processo vivificante dell’evoluzione, ed in questo senso è una materia specifica, e come tale è la base del mondo umano come universo specifico. Essa è organizzata come un tuttoorganico che sviluppa forme di vita superiori, il che significa che è caratterizzata da un attivismo vivificante. L’essere umano è la più alta forma vivificante nell’evoluzione della materia vivente mediante la quale la natura è diventata auto-consapevole e vivificante insieme. La pratica libertaria e creativa dell’uomo è quel potere che dà alla materia una dimensione storica, il che vuol dire che mediante essa un insensato movimento meccanico diventa un sensato movimento storico. L’ universale e creativo essere dell’uomo, che ha illimitate potenzialità auto-riproduttive rappresenta la base del principio vivificante umano. Ogni atto creativo apre nell’uomo un nuovo spazio creativo e così ad infinitum. Il diventare dell’uomo un essere storico auto-consapevole, vale a dire un essere del futuro, rappresenta il risultato più importante della realizzazione delle potenzialità vivificanti della natura, e la capacità di plasmare il futuro rappresenta la più autentica espressione della forza vivificante della società umana.

Il capitalismo in quanto ordinamento totalitario distruttivo non annichilisce soltanto la storia, ma anche l’evoluzione degli esseri viventi, il che innanzitutto vuol dire l’evoluzione dell’essere umano come forma più sviluppata della vita sulla Terra. Si tratta di una mutazione capitalisticamente condizionata dell’uomo che lo riduce alla sua degenerazione come essere naturale, creativo e sociale. Il capitalismo annienta le potenzialità vivificanti dell’essere umano condizionate dalla natura e dalla storia, lo riduce ad una materia tecnicamente organizzata, e riduce la società umana ad un formicaio meccanico.  In questo modo, vengono degenerate ed annientate le potenzialità vivificanti della materia vivente accumulate nel gene umano nel corso di più di tre miliardi di anni di evoluzione del mondo vivente, come anche le capacità creative dell’essere umano che sono il prodotto dello sviluppo storico e che possono realizzarsi soltanto dentro una società come comunità naturale umanizzata. In essenza, il capitalismo svaluta e abolisce l’uomo come essere umano e naturale. La tesi sempre più diffusa secondo cui “l’umanità tradizionale” sarebbe superata e che debba svilupparsi la razza dei cyborgs indica che l’uomo come essere umano e naturale è diventato un ostacolo per il capitalismo, e come tale inutile.

Il ponte che l’essere umano ha costruito durante la sua esistenza storica, che lo porta verso il futuro, ha già cominciato a crollare. Il meccanismo capitalistico di propaganda cerca di impedire all’essere umano di diventare consapevole di questo processo. Ancora peggio, la vita degenerata in modo capitalistico plasma una coscienza di tipo tale da impedire agli esseri umani di capire la natura del pericolo che sovrasta l’umanità. Il capitalismo impone un modo di pensare che non permette all’uomo di cercare risposte a domande che sono di vitale importanza per la sua sopravvivenza e libertà. Allo stesso tempo, il crollo economico del capitalismo, che direttamente espone a pericolo la vita di un sempre più alto numero di esseri umani, marginalizza domande dalle quali dipende l’esistenza dell’umanità e relativizza la loro drammaticità. Che importanza ha la distruzione di boschi e lo sciogliersi di ghiacciai per un uomo che con la sua famiglia sta morendo in povertà? La cosa più fatale è che la sfida esistenziale imposta dal capitalismo all’umanità sta in totale contraddizione con la natura dell’uomo plasmato dal capitalismo. Costui è un piccolo borghese che non sente alcuna responsabilità per l’esistenza del mondo e per il quale la questione della sopravvivenza dell’umanità si riduce alla questione della sopravvivenza personale. La reazione spontanea del piccolo borghese atomizzato alla sempre più reale possibilità di una distruzione globale non è di prevenire la distruzione del mondo, ma di trovare rifugio per sé stesso. Questo a maggior ragione in quanto la preservazione del ponte rappresenta una sfida che supera di gran lunga forze individuali umane e l’uomo come individuo solitario si sente inerme davanti all’imminente cataclisma. Il compito più importante della mente vivificante è quello di indicare l’importanza esistenziale della socialità e di contribuire in questo modo ad accrescere il bisogno dell’essere umano per il suo prossimo. Senza una emancipata e combattiva socialità l’essere umano è condannato ad una solitaria disperazione che lo porta alla morte.

 

Translated from Serbian by Mirjana Jovanović

Italian translation supervisor Andrea Martocchia

 

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