Nichilismo capitalistico

N

Il capitalismo è un ordinamento nichilistico non solo perchè esclude ogni giudizio valoriale, ma anche perchè distrugge le potenzialità vivificatrici della natura e dell’essere umano. Il nichilismo capitalistico non ha soltanto un carattere anti-umano, ma anche anti-esistenziale. La natura “conosce” la morte, che è la condizione del rinascere, ma non “conosce” la distruzione della vita. Nella natura e nella storia la morte apre alla possibilità di nuova vita: essa è per sua natura vivificatrice. Il capitalismo distrugge il ciclo stesso della morte e della rinascita, cioè le potenzialità vivificatrici della morte, e produce una nullità distruttiva.

Il capitalismo non solo crea uno Stato totalitario, bensì anche una società totalitaria. Infatti, la vita stessa è diventata una forza totalizzante che forma il carattere degli esseri umani e la loro coscienza, i rapporti tra di loro, il rapporto verso la natura… L’essere umano diventa distruttore non solo mediante il suo lavoro e il suo consumismo ma pure nella sfera vitale capitalistica, cioè vivendo la vita alla maniera capitalistica, per 24 ore al giorno e senza risparmiare nessuno. Il capitalismo costringe gli esseri umani a vivere la vita in modo distruttivo e in questo modo essi diventano complici nella distruzione del mondo. Una vita sempre più senza riguardo, che si basa sul sempre più veloce svolgimento del processo della riproduzione capitalistica, permette agli esseri umani di esistere solo se si comportano conformemente ai processi dominanti. Questa è la causa di una delle più dannose forme di patologia sociale: gli esseri umani cercano di privarsi delle elementari caratteristiche umane per poter sopravvivere nella società capitalistica totalitaria. Nel capitalismo l’essere umano non “migliora” mediante lo sviluppo delle proprie potenzialità umane specifiche, cioè come essere storico, ma mediante il modello dominante del vivere che lo priva della naturalezza e dell’umanità. L’origine della tragicità piccolo-borghese sta nel fatto che il piccolo borghese valuta se stesso mediante il vigente modello dominante il quale lo svaluta come essere umano. L’intangibile dominio del principio “I soldi non puzzano” porta al fatto che l’essere umano si espone all’umiliazione peggiore e che commette i peggiori delitti per ottenere soldi e affermazione sociale. Non è più la fuga dalla libertà (Fromm), bensì la fuga dalla responsabilità della distruzione della vita ciò che domina nelle società capitalistiche più sviluppate. Questa è la base del conformismo contemporaneo. Esso non è soltanto di natura anti-libertaria, ma prima di tutto anti-esistenziale. Il piccolo borghese si leva di dosso ogni responsabilità per la distruzione della vita e la riporta a un “Dio”, al Sole, alle stelle, alle profezie bibliche o d’altro tipo, a “forze terrestri misteriose” che si manifestano nella forma di “logge massoniche” e di altri gruppi che agiscono “dall’ombra”. La crisi sempre più drammatica dell’esistenza, invece di spingerlo alla lotta contro il capitalismo, lo induce a fuggire in mondi illusori offertigli dall’industria del divertimento, dalla chiesa, dalle sette, dalla droga, dall’ alcool… Nel contempo, la forma più importante di fuga dalla responsabilità della distruzione del mondo è il consumismo. Lo sviluppo della mentalità da “ubriacatura per l’acquisto”, cioè il totale affogamento dell’essere umano nel pantano capitalistico, è la più rovinosa forma di fuga dalla realtà. Anche qui viene confermato il principio che il capitalismo fonda il profitto sulla distruzione del mondo e dell’essere umano, e che questo ha carattere universale.

Il totalitarismo capitalistico è la forma più malvagia di totalitarismo che la storia conosca. Esso si basa sulla commercializzazione totale della natura e della società. Ogni angolo del Pianeta ed ogni segmento della vita sociale ed individuale sono diventati parte integrante del meccanismo della distruttiva riproduzione capitalistica. Altre forme storicamente date di totalitarismo appaiono relazionarsi o a un’idea di passato, o a una qualche idea trascendentale, oppure a una idea di futuro – e ciò apre la possibilità a una loro critica. Il totalitarismo capitalistico contemporaneo si fonda sul nichilismo distruttivo: esso annichilisce sia l’idea della trascendenza che l’idea di un futuro (o passato) e con ciò ogni possibilità di stabilire una distanza critica dal mondo esistente. All’inizio del suo sviluppo, il capitalismo creava una coscienza visionaria che apriva non soltanto lo spazio per il suo sviluppo, ma anche quello per il suo superamento (More, Campanella, Hobbes, Bacone, Owen, Fourier). Nel diventare un ordinamento totalitario distruttivo, il capitalismo annulla ogni coscienza visionaria e crea una coscienza positivistica totalitaria alla quale conviene l’idea della “fine della storia” e dell’”ultimo uomo” (Fukuyama). “Democrazia” è un altro termine per la fine della storia.

Il capitalismo abolisce la storia trasformando il tempo storico in eventi meccanici, cioè nel nulla positivo. Con il capitalismo comincia il tempo non-storico che è di carattere distruttivo e che rappresenta la distruzione della vita sulla Terra. Il misurare del tempo capitalistico non ha soltanto un carattere anti-storico, ma anche anti-esistenziale. Il “nulla” non è solo una vita insensata (irriflessiva), ma è la estinzione della vita. Il capitalismo è una forza totalizzante distruttiva che produce una nullità totale e cioè una tragicità di carattere fatale e senza speranza. Ciò che nella dimensione vitale ed umana appare come fenomeno reale, nell’orizzonte esistenziale e valoriale capitalistico diventa nulla. Il capitalismo annienta ciò che è umano affinché inumano ed anti-umano ottengano una dimensione spettacolare. In questo processo, non le cose e i fenomeni, ma il processo stesso dell’annientamento assume carattere feticistico. Attenendosi al mito del carattere “rivoluzionario” del capitalismo, Marx non ha capito che il capitalismo non si proietta nel futuro in primo luogo mediante lo sviluppo delle forze produttive e delle potenzialità emancipatrici della società borghese, bensì mediante la distruzione della natura e dell’essere umano, come anche mediante la distruzione dell’eredità emancipatrice della società borghese. Il “progresso” capitalistico elimina ogni possibilità di futuro: essa appare come u-topos [non-luogo, utopia] degenerata in senso capitalistico. Il capitalismo si stabilizzerà finalmente nel momento in cui avrà annientato la vita sul Pianeta e sarà arrivato al livello “zero” della natura inanimata.

Il cataclisma cristiano [l’Apocalisse] significa la fine della vita materiale e l’inizio di quella “vera”. Questo non è possibile in un essere umano privato dell’anima, vale a dire, se in lui è stata distrutta la fede in un mondo “reale”. Il capitalismo rapisce all’essere umano l’anima che è il simbolo della forza vitale dell’essere umano come essere spirituale e rappresenta la possibilità elementare di una sua deificazione. Il cataclisma capitalistico annienta la possibilità del cataclisma cristiano: non c’è peccato né redenzione, non c’è il pentimento né il perdono… Il capitalismo ha trasformato il mondo nel suo spazio pubblicitario, e l’essere umano nel fanatico edonista-distruttivo che non ha bisogno di incitamenti validi che siano al di sopra del mondo esistente. I rapporti umani hanno perso la dimensione spirituale ed etica. Il denaro come un nulla spettacolare è diventato il mezzo per annientare i valori spirituali, ed il principio “I soldi non puzzano” è diventato il principio “religioso” supremo. L’apocalisse contemporanea non si basa sulla coscienza religiosa e non ha un carattere illusorio, ma è una realtà sempre più visibile che si fonda sullo sviluppo del capitalismo come ordinamento totalitario distruttivo.

La distruzione radicale del tessuto sociale, e in questo modo la distruzione dell’essere umano come essere sociale, rappresenta un’altra “qualità” del capitalismo. Il capitalismo degenera l’essere umano in quanto essere naturale (erotico) e sociale poiché fa degenerare i rapporti tra gli esseri umani. Esso annienta il bisogno dell’uomo per l’uomo e crea un uomo patologico, in primo luogo perchè dall’infanzia gli annulla il bisogno degli altri esseri umani e in questo modo la possibilità di sviluppare il sentimento umano. Il capitalismo produce un essere umano solitario, perso nella nullità capitalistica, incline alla fuga dal mondo reale verso quello illusorio. Gli esseri umani diventano le monadi di Leibniz tecnicizzate. Ancora peggio, indurre nell’uomo la paura verso l’uomo rappresenta la base della “socialità” capitalistica. Trasformare l’uomo in nemico dell’uomo rappresenta uno dei peggiori delitti del capitalismo. Con la distruzione dell’essere umano come essere sociale mediante la “fabbricazione” di individui atomizzati, in guerra permanente, il capitalismo acuisce il dissidio tra la certezza dell’esistenza immediata dell’essere umano come individuo e la certezza dell’esistenza dell’umanità. Infatti, la certezza dell’esistenza immediata dell’essere umano come individuo in virtù del meccanismo di riproduzione capitalistico, che lo trasforma in un egoista distruttivo, mette sempre più drammaticamente in questione la capacità dell’umanità di assicurarsi l’esistenza. E questo a maggior ragione in quanto l’atomizzazione degli esseri umani è la peggior forma della loro de-politicizzazione.

Il capitalismo produce forme di “socialità” che degenerano l’essere umano in quanto essere sociale. La “socialità” si riduce alla lotta tra gli esseri umani, alla bugia, all’inganno, al delitto… Nel mondo contemporaneo niente distrugge con più efficacia il bisogno dell’uomo per l’uomo che il contatto dell’uomo con l’uomo. Cessano i rapporti autentici tra gli uomini, nei quali l’essere umano può realizzarsi come un essere libero, erotico, emotivo, spirituale e creativo, e i rapporti tra gli uomini assumono un carattere tecnico e distruttivo così come l’essere umano stesso diventa un essere meccanico e distruttivo. Il capitalismo crea un surrogato della socialità nella forma dei “consumatori”, degli “spettatori”, dei “fans”, “del popolo di facebook”… Lo sport è uno dei mezzi più importanti della degenerazione e della distruzione della socialità umana. Gli sportivi sono ridotti a classe quasi-militare adibita al divertimento e al circo, come equilibristi da salti mortali, e il pubblico è ridotto alla “massa dei tifosi”. Gli spettacoli musicali, le feste della birra ed altre sbevazzate, le discoteche, i supermercati ed i centri commerciali, le zone pedonali nei quartieri commerciali delle città eccetera – sono tutte forme di produzione capitalistica di “socialità” privata di ogni naturalezza e sentimento umano. Essa si riduce a quelle ”masse consumistiche” il cui atteggiamento condiziona il processo della riproduzione capitalistica distruttiva, vale a dire una vita del tutto commercializzata. Il capitalismo trasforma l’essere umano da essere sociale in essere consumistico, e la società da comunità di persone emancipate diviene moltitudine di consumatori. Il mega-store è diventato lo spazio sociale più importante, e i “saldi” di fine stagione con la relativa pazza corsa consumistica  sono le forme più autentiche mediante le quali si manifesta la socialità capitalistica.

Per quanto riguarda l’internet, le possibilità sempre più grandi della “comunicazione” tecnica sono diventate sostitutive delle sempre più esigue occasioni di rapporti umani autentici. Invece di instaurare rapporti immediati tra gli esseri umani, si instaurano “rapporti” mediante un’immagine “abbellita” che corrisponde al modello del “volto di successo” secondo i criteri dei valori dominanti, cioè mediante l’auto-degradazione e l’auto-menomazione dell’essere umano. L’anonimato, la possibilità della immediata interruzione del contatto, la possibilità della “trasformazione” e del “ritocco” – tutto questo si frappone alla “comunicazione”. Sullo schermo del computer non appare la vera immagine dell’essere umano, ma la sua maschera. Per il tramite di internet non si instaurano rapporti tra gli esseri umani, bensì comunicazioni tecniche con le quali gli esseri umani vengono “liberati” dalla esistenza sensibile, erotica, emotiva, ovvero dalla esistenza sociale e dalla mediazione sociale. Sullo schermo appaiono immagini che non si possono percepire con i sensi, toccare, guardare negli occhi… immagini senza odore, senza voce, senza calore… Si ha l’impressione di essere “liberati” da quel mondo in cui l’essere umano non può realizzare la sua umanità e questo in modo da ridurre l’essere umano ad una apparizione tecnica mascherata. Il populismo di internet è la forma meno umana di populismo. Apparentemente, chiunque può mostrarsi in “pubblico” – ma è un “pubblico” virtuale, di esseri umani anonimi che si nascondono dietro lo schermo del computer. Inoltre, la maggior parte dei testi pubblicati in internet sono al di sotto di ogni livello culturale e vengono imposti agli altri mediante una sempre più aggressiva “presentazione tecnica” che corrisponde al meccanismo delle campagne pubblicitarie della “società consumistica”. La cosa peggiore è che i giovani accettano di essere precipitati nel mondo virtuale. Questa è la “risposta” conformistica dell’uomo solitario affondato nel fango della disperazione capitalistica. Accettare il mondo virtuale significa, infatti, accettare il mondo esistente dove non c’è posto per la giovinezza, per l’amore, per il futuro… Si tratta, in definitiva, di togliere ogni possibilità agli esseri umani di unirsi e di operare in quanto esseri politici tesi a sradicare ciò che è male.  L’annientamento dell’essere umano come essere sociale mediante la tecnica ed il modo di vita “consumistico” rappresentano la maniera più efficace per la sua de-politicizzazione. Senza alcun legame immediato e  organizzazione degli oppressi basata su di una qualche visione di un mondo futuro per il quale si debba lottare, uscire sulle strade si riduce allo scaricare la frustrazione, il che non contribuisce all’abbatimento del mondo inumano, bensì produce nuove forme di oppressione e sfruttamento.

 

Translated from Serbian by Mirjana Jovanović

Italian translation supervisor Andrea Martocchia

 

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